12/07/2018

Intervista di Aurora D’Aprile

Il bike sharing è solo l’ultimo dei mille modi che ha trovato per non stare mai ferma. In costante movimento tra Milano e Genova, il suo luogo del cuore è la montagna. Intervista a Valentina Vinci, dell’ufficio Fundraising di Milano.

Cosa fai al CMCC?
Lavoro all’Ufficio Fund Raising. Cerchiamo le opportunità di finanziamento, le segnaliamo ai ricercatori, supportiamo le Divisioni nella presentazione delle proposte agli enti finanziatori, seguiamo la fase di negoziazione fino all’avvio delle attività e il passaggio di consegne all’Ufficio Progetti per la fase di implementazione.

Come sei arrivata al CMCC?
Assolutamente per caso! Ho studiato Politiche ed Economia del Mediterraneo a Genova e ho iniziato a lavorare nel campo della cooperazione internazionale. Ero all’inizio del mio percorso lavorativo, ho letto un’offerta di lavoro al CMCC, inviato il cv e da lì è cominciato tutto. Non ho abbandonato però la mia passione iniziale: ancora adesso i progetti che mi entusiasmano di più sono quelli legati ai programmi di cooperazione territoriale e internazionale.



È il lavoro che sognavi da bambina?
Direi di no, immagino che nessun bambino sogni un lavoro essenzialmente amministrativo! In realtà non avevo un lavoro dei sogni da bambina. Ero molto più capace di “vivere alla giornata”, diversamente da quanto faccio adesso (purtroppo).

Ci racconti qual è stato il momento più bello nella tua esperienza al CMCC?
Non c’è un momento particolare, i momenti più belli li vivo quando una proposta per cui abbiamo lavorato intensamente viene finanziata e diventa un progetto concreto: mi piace poterne vedere il lavoro e i risultati.

Cosa c’è sulla tua postazione di lavoro?
Carte: documenti, bandi, linee guida e manuali per la presentazione delle proposte. E poi matite, penne colorate, evidenziatori e post-it, tutto raccolto nella tazza del CMCC (adoro tutto ciò che è cancelleria!). Ho un mouse a fiori e ben tre calendari. Una foto Polaroid con mio fratello nel giorno del suo matrimonio, uno dei momenti più felici per la mia famiglia. E infine un vaso vuoto…ho provato ad accudire una piantina, ma il pollice verde proprio non mi appartiene!

Qual è il rituale che non manca mai nella tua giornata lavorativa?
Non ho rituali veri e propri. In inverno mi preparo una tazza di tè caldo prima di iniziare a lavorare, ma più che un rituale è una necessità!

Come vai al lavoro la mattina?
Con i mezzi pubblici, di solito tram e metropolitana. Nonostante viva a Milano da otto anni, solo di recente ho scoperto le grandi potenzialità del bike sharing (quando non piove ovviamente!). Un’oretta di pedalata fra andata e ritorno mi aiuta a tenermi in forma e ad apprezzare di più la città.

Che cosa fai nel tuo tempo libero?
Non posso fare a meno di muovermi e di stare all’aria aperta. In settimana vado in piscina (da quando siamo nella nuova sede non ho più scuse, è accanto all’ufficio!). Il fine settimana invece lo dedico alla montagna: da qualche anno ho scoperto una passione smodata per l’escursionismo e l’alpinismo. La montagna è diventata la mia metafora di vita: non puoi ottenere qualcosa di bello senza metterci impegno e almeno un po’ di fatica. Ho unito questa passione al volontariato con il Club Alpino Italiano: nella sezione di Genova, la mia città, collaboro con il gruppo dell’Alpinismo Giovanile, un’attività del CAI dedicata all’educazione alla montagna per bambini e ragazzi.

Qual è  l’avventura più impegnativa in cui ti sei cimentata?
Nell’attività alpinistica ogni salita, anche la più banale, ti porta a conoscere meglio te stesso, i tuoi limiti, le tue paure e, passo dopo passo, a superarle. Le avventure più emozionanti sono state sicuramente il mio primo 4000 (Punta Giordani, sul massiccio del Monte Rosa) e la salita al Kilimangiaro, che con i suoi quasi 6000 metri è la montagna più alta dell’Africa. L’alta quota in quel caso mi ha dato qualche problema, ma l’emozione di avercela fatta prevale sul malessere… ci tornerei oggi stesso! Mi entusiasma trasmettere la mia passione anche nell’attività di volontariato, ai bambini e ragazzi che frequentano il nostro gruppo di Alpinismo Giovanile. Non mi abituerò mai all’emozione di vedere la gioia, la soddisfazione e la gratitudine nei loro sorrisi quando arriviamo in vetta.