21/12/2017
CC UNclimatechange @Flickr.com

Durante la ventitreesima Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici, ospitata a Bonn sotto la guida delle Fiji, la prima presidenza di un paese delle piccole isole, sono avanzati i lavori di preparazione del “Rule Book” per l’implementazione dell’Accordo di Parigi, che dovrà essere adottato nel corso della prossima COP24, in Polonia, nel 2018.
Le ricercatrici della Fondazione CMCC, Lucia Perugini ed Eleonora Cogo, che hanno partecipato alla COP23 come membri della delegazione italiana, hanno raccontato i principali risultati  di questo incontro nel seminario CMCC “COP 23: dopo Bonn, a che punto sono i negoziati sul clima”.
All’interno del team negoziale europeo, Lucia Perugini (CMCC, Divisione IAFES) è co-coordinatrice del gruppo esperti “Agricoltura, foreste e altri usi del suolo”, mentre Eleonora Cogo (CMCC, Divisione CSP) è co-coordinatrice del gruppo esperti “Adattamento”.

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La COP23 è stata una COP molto tecnica, focalizzata sulla preparazione delle regole tecniche e dei processi per implementare l’Accordo di Parigi. È stata anche la prima COP dopo l’annuncio di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi. Tra gli argomenti più controversi di cui si è discusso nel corso dei negoziati, la necessità o meno di una differenziazione tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, la necessità di un equilibrio fra le istanze di mitigazione, adattamento e finanza, le azioni pre-2020 necessarie, il Fondo per l’Adattamento e altre questioni finanziarie.
Il principale risultato della Conferenza è stato l’adozione del “Fiji Momentum for Implementation”, un documento che vuole far progredire l’implementazione dell’Accordo di Parigi. Gli elementi costitutivi fondamentali su cui si basa il documento sono tre: le azioni per il completamento e la piena attuazione del programma di lavoro previsto dall’Accordo di Parigi; l’avvio di una forma di confronto politico facilitato e inclusivo nel 2018, il cosiddetto cosiddetto “Talanoa Dialogue” in virtù del suo approccio fijiano; le azioni per l’implementazione (dell’Accordo di Parigi) pre-2020.

“Talanoa” è la parola tradizionalmente usata nella lingua delle isole Fiji per indicare un processo di dialogo inclusivo, partecipativo e trasparente. L’obiettivo del “Talanoa Dialogue” è quello di avviare un dialogo facilitato pre-2020 fra i diversi Paesi, per far crescere l’ambizione degli NDC (Nationally Determined Contributions) e orientare la loro preparazione. Il dialogo, presieduto dalle Fiji e dalla Presidenza polacca, inizierà a gennaio 2018 e terminerà con la COP24.
A guidare il processo, tre domande fondamentali: “A che punto siamo?” “Dove vogliamo andare?” “Come possiamo arrivarci?” Il dialogo si articolerà in una fase preparatoria iniziale, da gennaio fino alla COP24, e una fase politica, che si terrà durante la COP24, dove i rappresentanti di stato avvieranno discussioni politiche per fare il punto sull’avanzamento collettivo verso gli obiettivi di Parigi. Comprenderà anche gli sforzi compiuti dalle Parti nel periodo pre-2020. Ad alimentare il dialogo saranno: lo “IPCC Special Report on 1.5°C” (Rapporto Speciale IPCC su 1,5°C); i contributi analitici e politici rilevanti per impostare il dialogo da parte delle Parti, degli stakeholder e delle istituzioni competenti, da presentare entro il 2 aprile 2018 (per la parte tecnica) e ottobre 2018 (per la parte politica); i contributi delle Presidenze della COP23 e della COP24.
Per facilitare l’accesso a tutti i contributi al dialogo, sarà realizzata una piattaforma online gestita dal segretariato dell’UNFCCC, che dovrà inoltre fornire input e contributi rilevanti.

Lanciando le prossime mosse sulle azioni che precederanno il 2020, le disposizioni più importanti comprese nel documento finale sull’argomento sono: la richiesta all’UNFCCC e al Segretariato Generale delle Nazioni Unite di intensificare le attività per promuovere la ratifica dell’Emendamento di Doha, che definisce il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto; l’invito alle Parti a presentare  informazioni sui progressi compiuti nell’implementare le proprie azioni e iniziative prima del 2020 la cui sintesi redatta dal Segretariato servirà come input per effettuare il bilancio delle azioni da compiere prima del 2020 sia durante la COP24 del 2018 a Katowice, in Polonia, che durante la COP25 del 2019.

Uno dei principali risultati della COP23 è stato l’approvazione del testo sull’agricoltura (Koronivia Joint Work on Agriculture), che rappresenta un compromesso fra le priorità di adattamento dei Paesi in via di sviluppo, e l’inclusione di temi legati anche alla mitigazione, richiesta dai Paesi sviluppati. Fra le tematiche che verranno affrontate, anche attraverso una serie di workshop e incontri di esperti, figurano adattamento, fertilità del suolo, gestione delle acque, uso dei nutrienti, miglioramento dei sistemi di gestione del bestiame, ecc.

Inoltre, è stato raggiunto un compromesso sul tema del Loss & Damage (“Perdite e Danni”),  un punto permanente delle trattative e di instaurare un gruppo di esperti di finanza a riguardo e l’opposizione dei Paesi sviluppati, stabilendo un “dialogo di esperti“ che si occuperà di esaminare le informazioni, i contributi e le idee per mobilizzare risorse finanziare per affrontare il tema.
Fra le iniziative promosse legate a questo tema, il lancio dell’InsuResilience Global Partnership, un’alleanza per migliorare la protezione finanziaria contro i rischi climatici, rafforzando la resilienza dei Paesi in via di Sviluppo e proteggendo le vite delle comunità e delle popolazioni più povere e vulnerabili dagli impatti dei disastri climatici, e il Fiji Clearing House for Risk Transfer, un’iniziativa per fornire informazioni sulle soluzioni assicurative e per il trasferimento dei rischi disponibili.

Altre iniziative importanti al di fuori del processo negoziale, hanno riguardato: un’alleanza, promossa da Canada e Gran Bretagna, per eliminare il carbone (Powering Past Coal Alliance) e un programma, promosso e guidato dall’Italia, a favore dei Paesi più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, il Fellowship Programme for Climate Vulnerable Countries.
È stata inoltre creata una nuova Piattaforma per le comunità locali e le popolazioni indigene per rafforzare e diffondere conoscenze, tecnologie, pratiche e azioni in materia di cambiamenti climatici, permettendo loro di prendere parte al processo negoziale dell’UNFCCC. È stato infine istituito un Piano d’Azione di Genere (GAP – Gender Action Plan) per promuovere la partecipazione completa e paritaria delle donne e promuovere una politica climatica sensibile alle questioni di genere.
Infine, uno dei maggiori risultati della COP è stato il grande coinvolgimento della società civile, la cui partecipazione alle questioni relative ai cambiamenti climatici è in continua crescita.

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