15/01/2018

In un’era in cui il legame fra cibo e migrazioni è al centro del dibattito pubblico, MacroGeo, BCFN e la Fondazione CMCC hanno condotto un’analisi relativa all’impatto geopolitico di cibo e migrazioni nell’area Euro-mediterranea, i cui risultati vengono riportati nel report “Food & Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean” (Cibo e migrazioni. Capire il nesso geopolitico nell’area del mediterraneo).
Il rapporto è un valido strumento per comprendere e analizzare, da una prospettiva geopolitica, i flussi e i trend dell’attuale e futuro legame tra cibo e migrazioni, in particolare nei Paesi dell’area mediterranea. Lo studio aspira, da un lato, a portare i temi di sicurezza alimentare e nutrizione all’interno della discussione sui fattori alla base delle migrazioni, prendendo in considerazione anche gli impatti dei cambiamenti climatici e le filiere alimentari come leve per lo sviluppo locale, dall’altro vuole introdurre un programma di ricerca sui cambiamenti socio-culturali e dei sistemi alimentari indotti dalle migrazioni nei paesi di destinazione di tali fenomeni.

I cambiamenti climatici sono senza dubbio un importante fattore da tenere in considerazione nella valutazione della vulnerabilità passata, presente e futura dei paesi d’origine, transito e arrivo dei migranti. I ricercatori CMCC Monia Santini, Luca Caporaso, Giuliana Barbato e Sergio Noce affrontano l’argomento nell’articolo “Climate change and human migrations” (Cambiamenti climatici e migrazioni umane), un capitolo all’interno del rapporto citato in precedenza.
Lo studio mira a rafforzare le conoscenze sulla vulnerabilità delle risorse ai cambiamenti climatici, potenzialmente alla base di spostamenti e/o conflitti, in tutti quei Paesi interessati da flussi migratori (come Paesi di origine, transito o destinazione delle migrazioni). Con questo obiettivo, i ricercatori hanno analizzato i cambiamenti osservati e attesi nell’esposizione e sensibilità ai pericoli climatici, per una valutazione della vulnerabilità, prendendo in considerazione trend climatici ed eventi estremi, rese agricole e variabilità nella disponibilità di acqua, nel passato e nel futuro, per la regione mediterranea, al centro di importanti flussi migratori e recentemente portata all’attenzione internazionale per l’estrema fluttuazione spazio-temporale delle rotte di migrazione, le popolazioni coinvolte e le questioni innescate da tali fenomeni (divergenze istituzionali, diritti umani, diversità culturali, instabilità sociali, condotte occupazionali e problemi di salute).

I risultati hanno evidenziato come, nel lungo termine, le variazioni indotte dal clima nell’area mediterranea saranno più accentuate rispetto ai trend generali globali. In futuro, nella regione del Mediterraneo i cambiamenti climatici e la variabilità climatica potrebbero portare a un riscaldamento di 0.7°C nel giro dei prossimi vent’anni, per raddoppiare entro il 2050.
Pertanto, lo studio mostra che non solo le aree di provenienza dei migranti (Paesi africani e Medio Oriente) saranno sensibilmente colpite dai pericoli climatici causa di impatti sulle filiere alimentari e sulle risorse idriche, ma anche i Paesi europei. Ciò rappresenta senza dubbio un rischio, ma anche un’opportunità per i sistemi di produzione del cibo; se non saremo in grado di adattarci ai cambiamenti climatici, le nuove condizioni climatiche ridurranno le rese agricole delle principali colture analizzate (mais , grano, riso, soia) nelle regioni mediterranee più meridionali; allo stesso tempo, tali condizioni potrebbero avere il potenziale di aumentare l’idoneità per la coltivazione di nuove colture, o di varietà agricole attualmente d’importanza marginale, nelle aree più a nord del bacino del Mediterraneo.

Per ulteriori informazioni, leggi la versione integrale del rapporto.