04/06/2018
CC Socialmediasl444 @Flickr.com

Le emissioni delle nuove autovetture in Europa sono in media sensibilmente calate negli ultimi anni, ma servirebbe un’ulteriore diminuzione del 19.5% per rispettare l’obiettivo di riduzione fissato per il 2021. Le azioni intraprese dai governi rappresentano un fattore fondamentale al raggiungimento di tale scopo.
Secondo il recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA – European Environment Agency), le emissioni di CO2 e le vendite di auto elettriche sono, infatti, strettamente collegate al tipo di politiche in vigore nei diversi Paesi.

Lo studio fornisce un quadro generale delle emissioni medie di CO2 Paese per Paese, presentando due classifiche: tra i Paesi europei, il Portogallo si piazza al primo posto con i livelli più bassi di emissioni di tutta l’Unione europea, subito seguita da Olanda, Danimarca e Grecia, diversamente dall’Estonia, all’ultimo posto. Fra i Paesi membri dell’EEA, invece, al primo posto troviamo la Norvegia e all’ultimo la Svizzera.

Quindi il rapporto analizza alcuni casi studio per mostrare come nei Paesi in cui esistono diversi tipi di tassazioni e incentivi si osservi una maggiore riduzione delle emissioni e un aumento nelle vendite di macchine a zero o basse emissioni (veicoli elettrici ibridi plug-in, a batteria e a celle a combustibile). Al contrario, nei paesi con forme d’incentivi e tassazioni limitate, il grado di riduzione delle emissioni risulta più basso della media europea.

La Norvegia, ad esempio, in virtù di un’energica politica a lungo termine di esenzioni fiscali per l’acquisto e il possesso di un veicolo elettrico, esoneri dai pedaggi e investimenti in infrastrutture di ricarica, ha fatto sì che il costo di un veicolo elettrico a batteria o ibrido fosse paragonabile a quello di un veicolo simile di tipo convenzionale. Per questo motivo, nel 2016 risultava il Paese europeo con la media più bassa di emissioni di CO2 da nuovi veicoli, nonché quello con la più alta quota di macchine elettriche a batteria (16% nel 2016).

Al contrario la Polonia, che non ha tasse espressamente incentrate sulle emissioni di CO2 e incentivi addizionali per le macchine dalle buone prestazioni, è passata dall’essere ben al di sotto della media nel 2004 all’esserne al di sopra nel 2016.

Lo studio mette in evidenza anche l’importanza di considerare il contesto nazionale, portando ad esempio il caso della Grecia, dove la crisi economica aveva fatto sì che le persone preferissero veicoli più leggeri ed economici.

Per ulteriori informazioni, leggi anche: