IPCC SPECIAL REPORT GLOBAL WARMING OF 1.5 °C

I Governi approvano la Sintesi per Decisori Politici  dell’IPCC Special Report on Global Warming of 1.5°C

Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede cambiamenti rapidi, lungimiranti e senza precedenti in tutti gli aspetti della società, afferma l’IPCC in un nuovo rapporto. Per maggiori informazioni clicca qui

Il comunicato stampa, in versione italiana, è disponibile qui.

La sintesi per i decisori politici è disponibile qui.

Il documento è in lingua inglese.

1. Perché parliamo di 1,5°C?

I cambiamenti climatici rappresentano una sfida urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Per questo motivo, nel dicembre 2015, è stato adottato l’Accordo di Parigi, che ha tra i suoi obiettivi principali quello di perseguire sforzi per limitare l’innalzamento della temperatura globale a 1,5°C.  Nel fare questo, le nazioni che hanno sottoscritto l’accordo hanno invitato, attraverso la Convenzione Quadro per i Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), l’IPCC a realizzare un Rapporto Speciale sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5°C rispetto all’era pre-industriale, con riferimento agli andamenti di emissioni di gas a effetto serra.

2. Quanto siamo vicini al riscaldamento globale di 1,5°C?

Oggi il riscaldamento prodotto dalle attività umane ha già raggiunto il livello di circa 1°C rispetto al periodo pre-industriale. Nel decennio 2006-2015 la temperatura è cresciuta di 0,87°C (±0,12°C) rispetto al periodo pre-industriale (1850–1900). Se questo andamento di crescita della temperatura dovesse continuare immutato nei prossimi anni, il riscaldamento globale prodotto dall’uomo raggiungerebbe 1,5°C intorno al 2040.

3. Quale strada stiamo percorrendo per limitare il riscaldamento a 1,5°C?

Non esiste una e una sola strada definitiva da percorrere per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Questo Rapporto Speciale identifica due principali andamenti concettuali per illustrare due diverse interpretazioni. Il primo prevede di stabilizzare la temperatura globale a 1,5°C, o appena sotto. L’altro vede la temperatura globale superare temporaneamente il limite di 1,5°C, prima di scendere e stabilizzarsi. Gli impegni degli Stati per ridurre le proprie emissioni di gas serra non sono al momento in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

 

4. Come devono cambiare la domanda e la produzione energetica per limitare il riscaldamento a 1,5°C?

Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede notevoli riduzioni di emissioni di gas serra in tutti i settori della società e dell’economia. Questi settori, tuttavia, non sono indipendenti gli uni dagli altri, e generare cambiamenti in uno di loro può avere ripercussioni su altri. Ad esempio, se le nostre società consumano molta energia, avremo meno flessibilità nella scelta di opzioni valide per la mitigazione, ossia per la riduzione delle emissioni. Abbassando i consumi energetici, avremo un ventaglio più ampio di opzioni possibili. Ad esempio, in questo secondo caso, potremmo aver meno bisogno di affidarci a tecnologie che rimuovono CO2 dall’atmosfera.

5. Quali sono gli impatti di un riscaldamento a 1,5°C e quali invece sono attesi per un riscaldamento a 2°C?

Gli impatti dei cambiamenti climatici riguardano tutti i continenti e gli oceani. Tuttavia, non sono distribuiti sul pianeta in maniera uniforme: nelle varie regioni gli impatti dei cambiamenti climatici si manifestano in maniera diversa. Tra i molti impatti possibili, un riscaldamento medio globale di 1,5°C aumenta il rischio di ondate di calore e piogge intense. Limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5°C anziché a 2°C, può aiutare a ridurre questi rischi, ma allo stesso tempo gli impatti dipendono dallo specifico andamento delle emissioni di gas serra. Le conseguenze di un temporaneo superamento del limite di 1,5°C, per poi rientrare successivamente entro la fine del secolo, per esempio, possono essere più ampie rispetto all’ipotesi in cui la temperatura si stabilizza a 1,5°C. L’ampiezza e la durata del superamento del limite sono fattori che influiscono sugli impatti futuri.

6. Quali cambiamenti potranno rendere possibile l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C?

Per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale, il mondo dovrà affrontare una serie di trasformazioni complesse e connesse. Se alcune città, regioni, stati, aziende e comunità stanno già portando avanti transizioni per diminuire le emissioni di gas serra, sono poche le realtà che sono attualmente in linea con l’obiettivo di 1,5°C. Rispettare questo limite richiederà un’accelerazione nella dimensione e nel ritmo del cambiamento, soprattutto nei prossimi decenni. Sono molti i fattori che influiscono sulla fattibilità delle diverse opzioni di adattamento e di mitigazione che possono contribuire a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e di adattarsi con successo alle relative conseguenze.

 

7. Che cosa sono la rimozione di anidride carbonica (Carbon Dioxide Removal) e le emissioni negative?

L’espressione rimozione dell’anidride carbonica (Carbon Dioxide Removal – CDR) si riferisce al processo attraverso il quale si toglie CO2 dall’atmosfera. Poiché si tratta di un concetto opposto a quello delle emissioni, spesso le pratiche e le tecnologie che rimuovono CO2 sono considerate e descritte come “emissioni negative”. A volte, nel caso coinvolgano altri gas oltre all’anidride carbonica, questi processi sono definiti, in senso più ampio, come “Rimozione dei gas serra”. Esistono due tipi principali di CDR. Il primo riguarda il potenziamento di processi naturali esistenti che rimuovono il carbonio dall’atmosfera (ad esempio: aumentarne l’assorbimento ad opera di alberi, suolo o altri “depositi di carbonio”). Il secondo, consiste nell’utilizzo di processi chimici finalizzati, ad esempio, a catturare direttamente la CO2 dall’aria e ad immagazzinarla altrove (nel sottosuolo, ad esempio). Tutti i metodi di CDR sono attualmente a diversi livelli di sviluppo, alcuni più teorici di altri, e non sono mai stati testati su larga scala.

8. Perché l'adattamento è importante in un mondo più caldo di 1,5°C?

L’adattamento è un processo di adeguamento ai cambiamenti climatici e ai loro effetti attuali o attesi. Nonostante i cambiamenti climatici siano un problema globale, i loro impatti sono avvertiti in maniera diversa in diverse regioni del mondo. Questo significa che le risposte sono spesso specifiche a un contesto locale, e quindi persone, società e ambienti di aree diverse devono adattarsi in maniera diversa. Un aumento della temperatura tra 1°C e 1,5°C e oltre incrementerebbe il bisogno di adattamento. Pertanto, stabilizzare la temperatura globale a 1,5°C sopra i livelli dell’epoca pre-industriale, richiederebbe meno risorse per l’adattamento di quante ne saranno richieste con un aumento della temperatura di 2°C. Nonostante esistano numerosi esempi di successo in diverse parti del mondo, l’adattamento è distribuito in maniera non uniforme a livello globale e in molte regioni sta ancora muovendo i primi passi.

9. Quali connessioni esistono tra lo sviluppo sostenibile e il contenimento del riscaldamento globale a 1,5°C?

Lo sviluppo sostenibile ambisce a soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere i bisogni delle generazioni future attraverso un’equa considerazione di fattori sociali, economici e ambientali. I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals, SDGs) comprendono obiettivi mirati a eliminare la povertà,  assicurare salute pubblica, energia e sicurezza alimentare, ridurre le disuguaglianze, proteggere gli ecosistemi, realizzare città ed economie sostenibili. Un obiettivo specifico è dedicato ai cambiamenti climatici (SDG13), i quali influiscono sulla capacità di raggiungere gli altri obiettivi. Limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C aiuterà a raggiungere alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile. A sua volta, perseguire gli SDG avrà influenze sulle emissioni, sugli impatti e sulle vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Le risposte ai cambiamenti climatici in termini di adattamento e mitigazione interagiranno con lo sviluppo sostenibile producendo effetti positivi, noti come sinergie, o effetti negativi, chiamati trade-off. Le risposte ai cambiamenti climatici possono essere pianificate per massimizzare le prime e limitare i secondi.

10. Quali sono le strade per ridurre povertà e ineguaglianze e, allo stesso tempo, raggiungere il mondo a 1,5°C?

Delle strade indicate per limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5°C, alcune contribuiscono anche allo sviluppo sostenibile. Queste implicano un mix di misure per ridurre le emissioni e gli impatti dei cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, contribuiscono a sconfiggere la povertà e ridurre le ineguaglianze. Le strade possibili e auspicabili sono diverse a seconda della regione, della nazione, dell’area geografica. Questa situazione è dovuta al fatto che lo sviluppo non è distribuito equamente nel mondo, così come i rischi legati ai cambiamenti climatici non sono uguali in ogni regione. Per assicurare che le soluzioni che si prenderanno siano inclusive, eque ed adeguate per evitare di peggiorare le condizioni delle popolazioni povere e svantaggiate, saranno necessarie politiche flessibili. I Percorsi di Sviluppo Resilienti al Clima (Climate-Resilient Development Pathways – CRDPs) offrono possibilità di realizzare un futuro che sia allo stesso tempo equo e a basso contenuto di carbonio.

Mandato

Il rapporto 1.5°C è stato richiesto dall’UNFCCC nella decisione di Parigi (1.CP.21 par. 21), invitando l’IPCC a fornire un rapporto speciale nel 2018 sugli impatti del riscaldamento globale a 1.5°C sopra I livelli pre-industriali e legali alle emissioni globali di gas ad effetto serra.

Durante la 44° sessione plenaria dell’IPCC (Bangkok, 17-20 ottobre 2016), è stato approvato l’outline del rapporto che comprende: percorsi di mitigazione compatibili con 1,5°C rispetto ai 2°C, impatti a 1,5°C, azioni di mitigazione, azione globale per soddisfare 1.5 ° C nel contesto dello sviluppo sostenibile.

Il rapporto è stato considerato durante la 48° sessione plenaria dell’IPCC che si è tenuta dal 1° al 5 ottobre 2018 a Incheon, Repubblica di Corea, durante la quale il riassunto per i decisori politici (Summary for Policy Makers) è stato discusso e approvato riga per riga.

Preparazione del rapporto

Il rapporto 1.5°C è stato preparato sotto la guida scientifica congiunta dei 3 gruppi di lavoro con il supporto dell’Unità di Supporto Tecnico del Gruppo di Lavoro 1. I 91 autori provenienti da 40 paesi che hanno preparato il rapporto, hanno considerato 6000 pubblicazioni e hanno ricevuto oltre 42,000 commenti nell’arco delle 3 fasi di revisione da parte di esperti e governi.

1. Quanto siamo vicini al riscaldamento globale di 1.5°C?

Le attività umane hanno già causato un riscaldamento globale di circa 1°C rispetto al periodo pre-industriale. Se questo andamento di crescita della temperatura dovesse continuare ai ritmi attuali, si raggiungerebbe 1.5°C intorno al 2040.

Il rapporto speciale conferma inequivocabilmente che stiamo già assistendo agli impatti negativi dei cambiamenti climatici, con temperature più elevate soprattutto sulle zone terresti del pianeta, un riscaldamento che è raddoppiato/triplicato nell’Artico, un innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi estremi (ondate di calore, precipitazioni intense e periodi di siccità) in alcune zone del pianeta.

2. Quali sono gli impatti di un riscaldamento a 1.5°C rispetto a 2°C?

Le evidenze scientifiche considerate nel rapporto indicano che le differenze in termini di rischi a 1.5°C, rispetto a 2°C sono maggiori di quanto si pensasse in precedenza. I rischi sarebbero ancora più elevati se la temperatura dovesse temporaneamente superare 1.5°C (il cosiddetto “overshoot“).

L’innalzamento della temperatura del pianeta a 1.5°C rispetto a 2°C comporterebbe:

 

  • Minori rischi legati a temperature estreme e ondate di calore;
  • In molte zone del pianeta, minori precipitazioni intese e rischi di alluvioni e/o precipitazioni scarse e siccità;
  • Una riduzione dell’innalzamento globale del livello del mare di 10 centimetri in meno, che limiterebbe l’esposizione di circa 10 milioni di persone ai rischi come intrusione di acqua salina, inondazioni e danni alle infrastrutture costiere;
  • Minore perdita di biodiversità ed ecosistemi, e conseguente numero di specie estinte (50% per piante e invertebrati e 66% per gli insetti);
  • Riduzione dell’aumento della temperatura oceanica e relativi rischi di acidificazione e diminuzione dei livelli di ossigeno, che limiterebbe la perdita irreversibile di specie marine, con conseguenze per la pesca e l’acquacultura. Ad esempio, le barriere coralline diminuirebbero di un ulteriore 70-90% a 1.5°C con perdite di oltre 99% a 2°C;
  • Minori livelli di povertà e rischi per le popolazioni più vulnerabili, in particolar modo per le popolazioni indigene e le comunità dipendenti da agricoltura e pesca per la propria sussistenza;
  • Minori rischi per la salute, soprattutto legati a ondate di calore, concentrazione di ozono e trasmissione di malattie da vettore quali malaria e dengue;

Minori rischi per la sicurezza alimentare legati alla riduzione delle rese agricole (mais, riso e grano), e la produzione di bestiame.

3. È possibile limitare il riscaldamento globale a 1.5°C?

Da un punto di vista geofisico, è ancora possibile limitare il riscaldamento a 1.5°C, ma ciò richiederebbe una riduzione immediata e progressiva delle emissioni per raggiungere emissioni zero nette di CO2 a livello globale intorno alla metà del secolo, con forte riduzione dei forzanti non-CO2, in particolar modo metano e black carbon.

Le stime del bilancio di carbonio (“carbon budget”) rimanente per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C variano da circa 770 a 570 GtCO2[1] (rispettivamente con una probabilità del 50% e 66%). Le emissioni attuali sono di circa 42 GtCO2 all’anno. Le emissioni antropiche passate dal periodo preindustriale alla fine del 2017 sono state di circa 2200 GtCO2.

Gli attuali impegni di riduzione delle emissioni assunti dai paesi nel contesto dell’Accordo di Parigi (Nationally Determined Contributions, NDCs) non sono al momento in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1.5°C e risulterebbero in 52-58 GtCO2 all’anno nel 2030, circa il doppio rispetto alle indicazioni degli scenari a 1.5°C che prevedono un superamento minimo o nullo del 1.5°C (circa 25-30 GtCO2 nel 2030, corrispondenti ad un 40-50% delle riduzioni delle emissioni rispetto ai livelli del 2010).

[1] Queste stime utilizzano la temperatura media globale della superficie (global mean surface temperature, GMST) osservata fino al 2006-2015 e stimano le variazioni di temperatura future utilizzando la temperatura dell’aria vicino alla superfice (near-surface air temperatures).

4. Quali cambiamenti sono necessari per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C?

Le trasformazioni richieste per limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5°C sono qualitativamente molto simili a quelle per 2°C, ma più marcate e veloci nei prossimi decenni.

Gli scenari 1,5°C sono caratterizzati da riduzioni della domanda energetica, decarbonizzazione di elettricità e altri combustibili, elettrificazione degli consumi finali di energia e profonde riduzioni delle emissioni del settore agricolo. Una bassa domanda di beni che richiedono un uso intensivo di gas ad effetto serra (GHG) e consumo di suolo, faciliterebbero la limitazione del riscaldamento a 1,5°C. Inoltre sarebbe richiesto un maggior coinvolgimento da parte di paesi e soggetti non statali nel prossimo decennio, con transizioni dei sistemi senza precedenti nel corso dei prossimi vent’anni, con cambiamenti rapidi e di vasta portata nel campo energetico, nell’uso del suolo, nelle città e nei sistemi industriali.

Un superamento delle temperature oltre 1.5°C, richiederebbe una successiva rimozione delle emissioni dall’atmosfera per riportare la temperatura a 1.5°C. Questi scenari di superamento di temperatura si basano su un dispiegamento su larga scala di misure di rimozione dell’anidride carbonica (Carbon Dioxide Removal, CDR). Tanto maggiore sarà il superamento di 1.5°C, tanto più si dovrà ricorrere a tecnologie a emissioni negative, mai testate su larga scala.

Tutti gli scenari 1.5°C analizzati contengono una qualche forma di CDR, ma a livelli diversi: nella maggior parte dei casi i CDR vengono utilizzati per neutralizzare le emissioni per le quali non sono state identificate misure di mitigazione e, nel caso di un superamento oltre 1.5°C, anche per ottenere emissioni nette negative che consentano alla temperatura di tornare a scendere a 1.5°C.

Affidarsi all’utilizzo di tecnologie e misure CDR su larga scala è rischioso per le implicazioni che potrebbero avere sullo sviluppo sostenibile e la competizione per l’utilizzo di terreno, acqua ed energia. Una riduzione della domanda energetica, minori consumi, anche di cibo ad alto contenuto di GHG, a breve termine, potrebbero ridurrebbe la dipendenza dai CDR.

 

5. Quali sono le connessioni tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e il contenimento dell’innalzamento della temperatura a 1.5°C?

I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals, SDGs) comprendono obiettivi mirati ad eliminare la povertà, garantire salute, energia e sicurezza alimentare, ridurre le ineguaglianze, proteggendo gli ecosistemi, e a realizzare città ed economie sostenibili. I cambiamenti climatici (SDG13), influiscono sulla capacità di raggiungere gli altri obiettivi.

Contenere l’aumento della temperatura a 1,5°C aiuterà a raggiungere alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile. A sua volta, perseguire gli SDG influenzerà le emissioni, gli impatti e le vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Le risposte ai cambiamenti climatici in termini di adattamento e mitigazione interagiranno con gli obiettivi di sviluppo sostenibile in maniera positiva (sinergie) o con effetti negativi (trade-off). Il numero totale delle sinergie è superiore ai trade-off, ma varia a seconda del contesto e delle circostanze del paese in questione.

Gli scenari per limitare l’innalzamento della temperatura a 1.5°C, implicano un mix di misure per ridurre le emissioni e gli impatti dei cambiamenti climatici, e allo stesso tempo, contribuiscono a sconfiggere la povertà e ridurre le ineguaglianze.

I percorsi di sviluppo resilienti ai cambiamenti climatici (Climate-resilient development pathways, CRDP) mirano ad adottare misure che limitano il riscaldamento a 1,5°C, mentre si adottano azioni di adattamento e allo stesso tempo si raggiunge uno sviluppo sostenibile. I CDRP richiedono un massiccio impulso in termini di mitigazione nel breve termine per evitare impatti dovuti ad un ulteriore riscaldamento, e allo stesso tempo, per ridurre la dipendenza dalle tecnologie CDR.

La cooperazione internazionale, il rafforzamento delle capacità istituzionali degli attori nazionali, subnazionali e locali della società civile, del settore privato, delle città, delle comunità locali e delle popolazioni indigene, sono fondamentali per l’implementazione di azioni ambiziose che limitino il riscaldamento globale a 1,5°C.