Rischi naturali: verso un approccio integrato

Rischi naturali: verso un approccio integrato

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Valutare e quantificare l’impatto dei disastri su scala globale richiede sempre più un approccio integrato. Tuttavia, i progressi in questo senso a livello locale e nazionale rimangono tuttora piuttosto limitati, dove politiche e istituzioni si rivelano spesso poco coordinate fra loro, incostanti e irregolari nel monitoraggio degli impatti dei disastri naturali.

Zehra Zaidi, ricercatrice CMCC della Divisione RAAS, presenta i risultati dei suoi studi sugli impatti dei disastri su piccola scala, realizzati nell’ambito del progetto di ricerca SMALLDIS.
Questi eventi (ricorrenti, su piccola scala e di bassa gravità) sono principalmente rappresentati da alluvioni improvvise (flash floods), frane, alluvioni urbane, tempeste, incendi, eventi siccitosi (siccità agricola e idrologica). Causati da molteplici fattori, come uno sviluppo urbano inadeguato, degrado ambientale, povertà, disuguaglianze, governance debole, un mancato accesso a sistemi di protezione locali e di trasferimento dei rischi, forniscono un basso contributo in termini di mortalità e impatti fisici diretti, ma sono responsabili di ingenti costi economici, sociali e ambientali..

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Un dottorato in Ecologia politica, la ricercatrice Zehra Zaidi in passato ha incentrato i suoi studi su come le persone prendono decisioni in contesti di rischio o di conflitti ambientali, indagando il ruolo di identità culturale, politica e interessi personali nell’influenzare e indirizzare tali scelte. 
Le sue ricerche esplorano il ruolo delle istituzioni e dei comportamenti sociali nel mediare vulnerabilità e/o resilienza ai disastri in un contesto di cambiamento climatico. È particolarmente interessata ai processi decisionali e di apprendimento in relazione all’adattamento e alla resilienza ai disastri.

Zaidi ritiene che alcune delle sfide da affrontare nell’ambito della riduzione del rischio di disastri, siano essenzialmente da imputare a una mancanza di chiarezza nella classificazione dei disastri e nell’epistemologia dei loro impatti. La propensione allo studio e alla valutazione prevalentemente degli eventi estremi ha inoltre contribuito al mancato collegamento della riduzione del rischio di disastri con altri temi chiave, come sviluppo e cambiamenti climatici.
Un miglioramento dei sistemi di contabilizzazione dei danni e una riconsiderazione delle forme di rischio “esteso” (extensive risk, ovvero un rischio associato a eventi frequenti di bassa severità, principalmente associati a pericoli naturali fortemente localizzati), potrebbero offrire nuove possibilità per sviluppare un percorso più coerente e integrato per la riduzione del rischio di disastri e uno sviluppo sostenibile.

Il progetto SMALLDIS si concentra soprattutto sugli impatti dei disastri su piccola scala. Fra i suoi obiettivi: 1) fornire uno schema concettuale dei meccanismi per raccogliere dati e informazioni sui danni provocati dalle catastrofi naturali, per analizzare come le diverse definizioni influenzino l’accuratezza dei dati per la valutazione del rischio; 2) esaminare come le istituzioni responsabili della gestione dei disastri e le comunità rispondano ad eventi ricorrenti e su piccola scala, e valutare se tali eventi diano origine a dei cambiamenti nella percezione del rischio, nella gestione dei disastri e nei meccanismi di apprendimento, sia a livello istituzionale che comunitario.

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