Un nuovo studio rivela un trade-off nascosto nella sostenibilità aziendale: le imprese che spendono di più in attività di lobbying politico tendono a divulgare meno informazioni sulle proprie performance ambientali e sociali, sollevando nuove preoccupazioni sulla credibilità della rendicontazione Environmental, Social e Governance (ESG). “Le aziende comunicano meno quando investono di più nell’influenza politica. Comprendere questa relazione è fondamentale se vogliamo che le informazioni ESG restino credibili, utili e rilevanti per investitori, decisori politici e opinione pubblica”, spiega l’autore principale e ricercatore del CMCC Simone Taddeo.
Un nuovo studio, When money talks, ESG falls silent: Evidence from US lobbying and disclosure, pubblicato sul Journal of Cleaner Production, analizza se la spesa politica delle imprese sia collegata a una minore trasparenza nella disclosure ESG (ambientale, sociale e di governance) tra le aziende dello S&P 500 – uno dei principali indici borsistici statunitensi, che traccia la performance di 500 tra le più grandi aziende. Combinando i dati sulle spese di lobbying con i punteggi di disclosure ESG di centinaia di grandi imprese statunitensi, gli autori individuano un pattern chiaro e statisticamente significativo: più un’azienda spende in lobbying, meno tende a rivelare le proprie pratiche ambientali e sociali.
La differenza non è enorme in termini assoluti — un’impresa che spende un milione di dollari in più in lobbying ottiene un punteggio inferiore in termini di trasparenza sulla sostenibilità — ma il fenomeno emerge in modo coerente in centinaia di grandi aziende statunitensi. Il segnale più evidente riguarda in particolare la disclosure ambientale, dove l’effetto risulta circa dieci volte più forte rispetto al punteggio complessivo.
“L’articolo suggerisce che influenza politica e disclosure pubblica sulla sostenibilità possano agire come sostituti: alcune aziende sembrano investire di più nel lobbying dicendo meno sulle proprie pratiche di disclosure ambientale e sociale”, spiega Taddeo.
L’elemento di maggiore innovazione dello studio consiste nel collegare due ambiti di ricerca che finora si sono sviluppati in gran parte in parallelo: l’attività politica delle imprese e la trasparenza ESG. Studi precedenti avevano analizzato lobbying e reporting ESG come fenomeni separati, senza chiedersi se uno potesse influenzare sistematicamente l’altro. Questo studio mostra che i due aspetti possono essere collegati attraverso quella che gli autori definiscono una “logica sostitutiva”: le imprese possono usare l’influenza politica come strumento per compensare o schermare una disclosure incompleta sulla sostenibilità.
Il risultato è particolarmente attuale alla luce dell’intensificarsi del dibattito globale sugli standard ESG, del crescente utilizzo dei report di sostenibilità da parte di investitori e regolatori, e delle crescenti preoccupazioni sul fenomeno del greenhushing – la scelta deliberata da parte delle aziende di rimanere in silenzio sui propri impegni ambientali per evitare controlli e critiche.
L’importanza per investitori e policymaker
Le implicazioni vanno ben oltre l’interesse accademico. I punteggi ESG sono sempre più utilizzati dagli investitori istituzionali per valutare il rischio aziendale e allineare i portafogli agli obiettivi di sostenibilità. Se l’attività di lobbying riduce sistematicamente la qualità della disclosure – soprattutto nelle dimensioni ambientali – allora i dati ESG potrebbero essere meno affidabili proprio per quelle aziende più attive nel plasmare il contesto normativo in cui operano.
“Questo studio è importante perché aiuta a far luce su un aspetto meno visibile della sostenibilità aziendale: la possibilità che le imprese comunichino meno mentre investono di più nell’influenza politica. Comprendere questa relazione è fondamentale se vogliamo che le informazioni ESG restino credibili, utili e rilevanti per investitori, policy maker e cittadini”, afferma Taddeo.
La ricerca suggerisce che regolatori e organismi di standardizzazione impegnati nello sviluppo di quadri normativi obbligatori per la disclosure – inclusi quelli attualmente in avanzamento nell’Unione Europea e negli Stati Uniti – potrebbero dover considerare la spesa politica aziendale come un fattore che influenza sia gli incentivi sia la qualità della rendicontazione sulla sostenibilità.
Il CMCC ha contribuito a questa ricerca attraverso la propria competenza interdisciplinare in economia del clima, sostenibilità ambientale e analisi delle politiche pubbliche.
Per maggiori informazioni:
Taddeo, S. et al. (2025). When money talks, ESG falls silent: Evidence from US lobbying and disclosure. Journal of Cleaner Production: https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2025.146971


