Da Livorno a Copenaghen: investire sul clima conviene a tutti

Da Livorno a Copenaghen: investire sul clima conviene a tutti

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Il ritornello lo conosciamo bene: basta piangere morti e macerie, è il momento di agire, intervenire, essere concreti. Quando una calamità naturale si abbatte sulle nostre città, si veda l’alluvione che ha allagato Livorno in questi giorni, le parole risuonano sempre più simili: bisogna mettere in piedi misure che impediscano a questi eventi di fare danni ingenti alle cose e alle persone. Vogliamo trovare parole più chiare? Forse così suona meglio: dobbiamo impedire ad eventi meteorologici violenti di avere costi esorbitanti per le nostre società, sia in termini di denaro (pubblico e privato) che in termini di sicurezza per le vite umane. La scienza sa, e non fa che ripeterlo, che eventi simili sono entrati a far parte delle abitudini del clima di casa nostra. E allora da dove si comincia a fare? In che modo?

Due cose prima di tutto, spiega Sergio Castellari, esperto di CMCC e INGV, oggi distaccato alla Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA): “Innanzitutto serve una mappa locale del rischio idro-meteo-climatico che sia basata innanzi tutto su un’analisi della struttura del tessuto urbano. Bisogna sapere come è composta la popolazione, dove abitano i segmenti più vulnerabili, come anziani e bambini, quali sono le aree più esposte al rischio”. In secondo luogo, continua Castellari, “è assolutamente necessario che, in caso di allerta, a livello locale scatti una procedura efficace che coinvolga un’intera catena  di comando, una serie di azioni che si attivi automaticamente e immediatamente dopo l’allerta. Può accadere che all’allerta non segua un evento particolarmente distruttivo, ma in questi casi meglio agire preventivamente ed essere pronti in caso di eventi che possono produrre, potenzialmente, un disastro.

E poi ci sono le misure che si possono adottare per fare in modo che piogge intense non siano così devastanti per le città, e che queste sappiano gestirle senza finire letteralmente annegate. In questo caso le risposte dipendono molto da caso a caso, da città a città, ma si può imparare da quello che fanno gli altri.

Sul web è ad esempio disponibile Climate Adapt, la piattaforma gestita da EEA e realizzata con il supporto scientifico del Centro tematico europeo sugli impatti dei cambiamenti climatici, la vulnerabilità e l’adattamento (ETC/CCA) che è coordinato dal CMCC. “Si tratta di una banca dati – spiega Castellari – un sistema di apprendimento, per cui ad esempio un amministratore di una città italiana può cercare realtà europee che hanno la stessa vulnerabilità climatica della sua città e vedere come altrove si cerca di affrontare il problema”.

Se parliamo di alluvioni e rischio di allagamento, l’esempio più utile a cui si possa guardare oggi è probabilmente Copenaghen. Il 2 luglio 2011 la capitale danese fu colpita da un nubifragio che procurò danni per un miliardo di euro. Da allora la città si è messa al lavoro sul piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Qualche dettaglio lo chiediamo ancora a Sergio Castellari, che se ne occupa anche come coordinatore di un report dell’EEA che, di imminente pubblicazione, raccoglie una serie di esempi europei, casi  di successo che mettono in evidenza pratiche coerenti tra gestone del rischio e adattamento ai cambiamenti climatici:  “A Copenaghen ci sono centinaia di progetti, tra quelli già attivi e quelli programmati, che insieme stanno portando alla realizzazione di un sistema di raccolta e canalizzazione dell’acqua in modo da impedire che la città subisca danni in caso di piogge violente. Hanno diviso la città in aree e, basandosi sulla conoscenza del rischio idro-meteo-climatico, hanno iniziato a costruire un piano per prevenire alluvioni causate da mareggiate o dalla pioggia. Il lavoro parte da un’attenta lettura della produzione scientifica che si integra poi con un lavoro ingegneristico, con un lavoro sociologico, un lavoro politico, un lavoro che cerca di conoscere bene la popolazione, le sue abitudini e le sue esigenze. Quindi la città manterrà la sua struttura, ma avrà una resilienza più alta”.

Il progetto ha la durata pianificata di vent’anni, è coperto da un business plan, è integrato con il piano di riduzione delle emissioni di gas serra. Investimenti disponibili: 1,3 miliardi di euro. Sembrano tanti? Non rispondete subito, prendetevi il tempo di calcolare i danni di un’alluvione in una città come Livorno. Ecco, dopo aver calcolato quanto la pioggia di questi giorni costerà alla città toscana, solo dopo è utile dire se investire in adattamento conviene oppure no.

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