06/04/2018
Credits: © Laura Caciagli

La crescente domanda di risorse idriche, l’aumento della popolazione e la costante espansione delle città degli ultimi decenni hanno aggravato l’impatto di siccità e scarsità d’acqua sull’agricoltura. In molte regioni, specialmente nelle zone semi-aride, si prevede che l’aumentata frequenza, durata e intensità dei periodi siccitosi, principalmente per effetto dei cambiamenti climatici, ridurrà in maniera drammatica le attuali riserve di acqua dolce, limitando la coltivazione di certe colture e portando a una riduzione sensibile delle rese agricole, specialmente in quelle aree dove l’agricoltura deve fare affidamento in buona misura sulle irrigazioni. Italia, Spagna, Malta, Grecia e Turchia, solo per fare alcuni esempi: sono tanti i Paesi del bacino del Mediterraneo colpiti da siccità in cui gli impatti dei cambiamenti climatici sugli stock idrici sono già una realtà. Nella regione Puglia, per esempio, la crescente variabilità e intensità delle precipitazioni, con piogge intense concentrate soprattutto in autunno e in inverno, ed estati calde e siccitose, stanno ponendo seri problemi per l’impiego (spesso in competizione con gli altri usi, industriale, energetico, civile ed ecologico) delle risorse idriche.

Raggiungere un equilibrio economicamente conveniente e sostenibile tra risorse idriche disponibili e la domanda crescente di acqua per l’irrigazione sarà cruciale, ed è essenzialmente legato allo sviluppo e alla messa in atto di adeguate azioni e strategie di adattamento.
Lo studio pubblicato di recente su Advances in Water Resources (tra gli autori, i ricercatori CMCC P. Ronco, S.Torresan, A.Critto, M.Santini, A.Trabucco, A. L. Zollo, G. Galluccio, A. Marcomini) esplora i potenziali rischi della scarsità d’acqua, legata ai cambiamenti climatici, sull’agricoltura irrigua.
La nuova metodologia è stata testata sulle aree agricole soggette a irrigazione della Puglia, in un territorio dove le principali colture sono rappresentate dall’olivo, la vite, gli alberi da frutto e gli ortaggi. Lo studio si è concentrato in particolare su tre consorzi deputati alla gestione e distribuzione delle acque per l’irrigazione: “Consorzio per la Bonifica della Capitanata”, “Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia”e il “Consorzio di Bonifica Stornara e Tara”.
Le proiezioni climatiche regionali, per due scenari di emissione alternativi (gli scenari IPCC RCP4.5 e RCP8.5) e due orizzonti temporali distinti, 2021-2050 e 2041-2070, rispetto al periodo di riferimento 1976-2005, sono state utilizzate per realizzare delle simulazioni sulla disponibilità d’acqua presso gli invasi più importanti per l’approvvigionamento idrico della Puglia.

I risultati evidenziano come, per lo scenario a più alto livello di emissioni RCP8.5, una porzione considerevole delle aree agricole irrigate sia ad alto rischio di scarsità d’acqua per effetto dei cambiamenti climatici, specialmente nel lungo periodo, con danni significativi alla produzione agricola. Si prevede in particolare una riduzione significativa della produttività per gli alberi da frutto e gli ortaggi e, in misura minore, per i vigneti (le tre colture più importanti in termini di rese per ettaro). Al contrario, l’ulivo sembra meno vulnerabile a siccità e scarsità d’acqua, e nel lungo periodo è probabile che espanda il suo areale di coltivazione. Nonostante siano più resilienti, gli uliveti pugliesi sono stati recentemente interessanti da diverse problematiche, in particolare legate a Xylella fastidiosa, il batterio che causa l’infezione che secca le piante di ulivo, per le quali variazioni nel clima potrebbero giocare un ruolo, per quanto indiretto, e aggravare una situazione già preoccupante.

Lo studio esplora la vulnerabilità delle colture allo stress idrico, ma anche il grado di efficienza e/o le perdite delle infrastrutture, o la presenza o meno di un ventaglio diversificato di risorse idriche.
Le aree più a rischio si ritrovano nelle aree centro-meridionali della Puglia (all’interno del Consorzio di Stornara e Tara). Qui infatti si concentrano maggiormente le coltivazioni di ortaggi e alberi da frutto (fra le colture più vulnerabili agli stress idrici), sono relativamente alte le perdite dalla rete idrica, e non è prevista nessuna diversificazione delle fonti idriche.
Le zone centro-settentrionali della Puglia (le aree dei consorzi di bonifica della Capitanata e di Terre d’Apulia) presentano una vulnerabilità più bassa, principalmente per la predominante presenza di specie più tolleranti agli stress idrici (ulivo, vite); il Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia può contare inoltre su più fonti diverse per l’approvvigionamento idrico, come acque sotterranee e fiumi.

Sulla base dei risultati dello studio, potranno essere sviluppate azioni e strategie di adattamento mirate, per ridurre il rischio a livello agronomico (per esempio preferendo colture meno vulnerabili, come l’ulivo) e a livello strutturale (per esempio differenziando le riserve idriche per l’approvvigionamento e riducendo le perdite e le inefficienze infrastrutturali).

Lo studio è stato realizzato nell’ambito delle attività del progetto ORIENTGATE. Quattro divisioni della Fondazione CMCC, RAAS, IAFES, REMHI, Fund Raising, hanno partecipato alla ricerca, in particolare con il coinvolgimento dei ricercatori CMCC Paolo Ronco, Silvia Torresan, Andrea Critto, Monia Santini, Antonio Trabucco, Alessandra Lucia Zollo, Giulia Galluccio e Antonio Marcomini.
Il CMCC, in collaborazione con i partner del progetto, ha coordinato la raccolta dei dati, e la realizzazione delle proiezioni climatiche da modellistica regionale e il realtivo downscaling; si è inoltre occupato d’instaurare relazioni con i principali stakeholder e utenti finali.

Per ulteriori informazioni, leggi la versione integrale dell’articolo:
Ronco P., Zennaro F., Torresan S., Critto A., Santini M., Trabucco A., Zollo A. L., Galluccio G., Marcomini A.
A risk assessment framework for irrigated agriculture under climate change
2017, Advances in Water Resources, DOI:10.1016/j.advwatres.2017.08.003

Il sito ufficiale del progetto ORIENTGATE.