Ciclone Harry: boe oceanografiche contribuiscono a migliorare le previsioni degli eventi estremi nel Mediterraneo

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Una rete di boe galleggianti dotate di sensori raccoglie dati atmosferici e oceanici in alcune aree del Mediterraneo dove si sviluppano tempeste difficili da prevedere. Un nuovo studio sul ciclone Harry, che ha colpito la regione nel gennaio 2026, fornisce le prime evidenze del contributo di queste osservazioni al miglioramento delle previsioni meteorologiche, colmando importanti lacune nelle misurazioni atmosferiche in mare. «Previsioni atmosferiche migliori significano anche previsioni più accurate del mare», spiega Emanuela Clementi del CMCC.

Una rete di boe oceanografiche dotate di barometri può contribuire a migliorare le previsioni delle tempeste estreme nel Mediterraneo, fornendo dati atmosferici fondamentali in aree marine in cui le misurazioni sono scarse. Un nuovo studio, pubblicato sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, presenta la prima valutazione dell’impatto di queste osservazioni durante la tempesta Harry, che ha interessato il Mediterraneo nel gennaio 2026.

I risultati provengono dal Mediterranean Extreme Events Experiment (M3E), un’iniziativa internazionale coordinata congiuntamente dall’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) e dal CMCC. Attraverso l’integrazione di osservazioni mirate in situ e modellistica numerica, M3E promuove l’impiego di boe galleggianti nel Mediterraneo per migliorare le previsioni degli eventi meteorologici estremi e approfondire la comprensione delle interazioni tra oceano e atmosfera.

Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, la tempesta Harry ha portato intense precipitazioni e mareggiate in diversi Paesi del Mediterraneo, con onde alte fino a otto metri. Nell’arco di tre giorni, 23 stazioni pluviometriche hanno registrato oltre 300 millimetri di pioggia e, in otto di queste, il totale ha superato i 400 millimetri. Il valore massimo, pari a 482,5 millimetri, è stato rilevato nella Sicilia orientale.

La tempesta ha avuto anche conseguenze drammatiche: si stima che centinaia di migranti siano morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo via mare. Sulla terraferma, le intense precipitazioni hanno innescato frane, tra cui quella a Niscemi, in Sicilia, che ha distrutto diverse abitazioni e costretto circa 1.500 persone a lasciare le proprie case.

Le previsioni dell’ECMWF avevano anticipato di circa una settimana le forti precipitazioni nell’Italia meridionale. In Nord Africa, invece, la previsione delle piogge si è rivelata più difficile, anche a causa di piccoli sistemi di bassa pressione che si evolvono rapidamente e sono quindi più difficili da rappresentare nei modelli meteorologici.

«Questi sistemi evidenziano l’importanza di raccogliere osservazioni direttamente in mare», spiega Emanuela Clementi, senior scientist del CMCC e coautrice dello studio. «Lo Ionio e il Mediterraneo centrale sono aree in cui le misurazioni atmosferiche in situ sono storicamente limitate, nonostante siano zone in cui possono svilupparsi tempeste intense e cicloni persistenti».

M3E contribuisce a colmare questa lacuna grazie a boe galleggianti che misurano la pressione atmosferica e la temperatura superficiale del mare. I dati vengono trasmessi in tempo quasi reale e messi a disposizione dei sistemi di previsione meteorologica, che possono assimilarli nei modelli numerici.

Lo studio mostra che le osservazioni della pressione atmosferica raccolte dalle boe M3E hanno avuto un impatto positivo sulle previsioni durante la tempesta Harry. In particolare, i dati di una boa nello Ionio hanno contribuito a migliorare la rappresentazione della circolazione atmosferica durante il passaggio della tempesta sulla regione.

Un ulteriore esperimento ha confrontato le previsioni che utilizzavano le osservazioni disponibili delle boe nel Mediterraneo con quelle ottenute escludendo tali dati. I risultati hanno evidenziato differenze significative nella pressione atmosferica al livello del mare prevista in prossimità delle isole Baleari, vicino a piccoli sistemi di bassa pressione associati alla tempesta.

«Il Mediterraneo è un mare relativamente piccolo, ma può generare tempeste molto potenti, che hanno conseguenze pesanti per i Paesi che si affacciano sulle sue coste. Con M3E stiamo colmando una lacuna osservativa proprio nelle aree in cui queste tempeste si formano. La tempesta Harry ci ha fornito le prime evidenze del contributo di questi dati alle previsioni. Per il CMCC è un passo naturale, perché previsioni atmosferiche migliori significano anche previsioni più accurate del mare», afferma Clementi.

Il CMCC contribuisce a M3E attraverso il proprio ruolo di coordinamento e le competenze nella previsione oceanica, nella dinamica dei cicloni, nelle precipitazioni estreme e nei sistemi di osservazione. Le previsioni atmosferiche prodotte dall’ECMWF forniscono le condizioni di forzante essenziali per il Mediterranean Forecasting System (MedFS) del CMCC, operativo nell’ambito del Copernicus Marine Service.

Poiché le osservazioni sono fondamentali per comprendere e prevedere meglio questi processi, il CMCC contribuisce direttamente anche all’ampliamento della rete osservativa, mettendo a disposizione ulteriori boe galleggianti, anche nel Mar Tirreno, per migliorare la copertura osservativa del Mediterraneo.

Le osservazioni raccolte dalle boe offrono inoltre l’opportunità di approfondire la comprensione delle interazioni tra oceano e atmosfera durante gli eventi estremi. Integrando misurazioni in situ, previsioni meteorologiche e modellistica oceanica, M3E promuove un approccio integrato sostenuto da una collaborazione tra istituzioni europee e statunitensi e sostenuto dal World Weather Research Programme (WWRP).

Lo studio indica i piccoli sistemi di bassa pressione come una priorità per le future campagne osservative. Una maggiore copertura di questi fenomeni potrebbe contribuire a ridurre l’incertezza delle previsioni e a comprendere meglio gli impatti locali delle tempeste mediterranee.

Sulla base di questi primi risultati, dall’autunno 2026 è previsto un ampliamento della rete osservativa: sette boe alla deriva acquistate dal CMCC saranno dispiegate nel Mar Tirreno, affiancando ulteriori installazioni previste nello Ionio. Queste nuove osservazioni contribuiranno a rafforzare il monitoraggio delle aree in cui disporre di dati più accurati è particolarmente importante per prevedere gli eventi estremi.

 

Leggi lo studio

Lavers, D. A., et al. (2026). The Mediterranean Extreme Events Experiment and storm Harry in January 2026. Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society. https://doi.org/10.1002/qj.70325

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