In numerevoli studi recenti, i costi dell’adattamento al cambiamento climatico sono stati calcolati con ordini di grandezza simili, suggerendo così che le ultime stime dell’UNFCCC siano abbastanza robuste (49 – 171 miliardi di dollari all’anno ai valori attuali).
Un recente rapporto pubblicato dallo IIED mostra tuttavia che i numeri dell’UNFCCC potrebbero sostanzialmente sottovalutatare i costi totali, questo per diversi motivi:
- alcuni settori non sono stati inclusi nella valutazione dei costi (ad esempio gli ecosistemi, il settore energetico, il settore manufatturiero, la vendita al dettaglio e il turismo);
- alcuni dei settori inclusi sono stati considerati solo in parte;
- i costi supplementari per l’adattamento sono a volte stati calcolati come ‘ climate mark-ups’ assumendo bassi livelli di investimento.
Tuttavia, lo scopo di questo rapporto non è quello di sviluppare nuove stime, ma bensì quello di sottolineare i punti di forza e di debolezza dello studio UNFCCC.
Lo studio IIED inizia quindi con le necessarie informazioni di background, e passa in rassegna le più importanti stime globali dei costi dell’adattamento disponibili ad oggi. Segue poi un capitolo dedicato alle incertezze che caratterizzano ogni settore: agricoltura, foreste e pesca, gestione delle risorse idriche, salute umana, zone costiere, infrastrutture, ed ecosistemi.
Oltre ai tre punti principali evidenziati in precedenza, la relazione insiste sul fatto che l’adattamento è strettamente legato alle questioni legate allo sviluppo dei paesi più poveri e che permane probabilmente un deficit sostanziale negli investimenti pianificati nei PVS, e nei relativi costi dovuti all’adattamento. Gli ODA (Official Development Assistance) dovrebbero verosimilmente raggiungere lo 0,7% del PIL dei paesi OCSE.
Un’altro limite importante dello studio UNFCCC riguarda la non-linearità dell’aumento della maggior parte degli impatti rispetto al cambiamento climatico, cosi come i costi dell’adattamento rispetto agli impatti. Pertanto, sarà probabilmente poco dispendioso evitare alcuni impatti, mentre risulterà proibitivo evitarne altri, come illustrato nella figura a lato. Un’implicazione di quanto appena enunciato è che ci saranno danni residuali notevoli, la cui entità non è ben definita dalla relazione UNFCCC. È allo stesso modo della massima importanza riuscire a stimare correttamente l’evoluzione dei costi dell’adattamento nel tempo, soprattutto dopo il 2030.
In conclusione, il rapporto IIED afferma che la stima attuale dell’UNFCC appare sottovalutata di un fattore compreso tra 2 e 3 per i settori inclusi, mentre la sotto-stima potrebbe essere ben maggiore per gli altri settori.
Per saperne di più:
- Leggi un breve articolo su questa relazione, disponibile in lingua inglese sul sito web dello IIED.
- Scarica il rapporto IIED “Assessing the costs of adaptation to climate change – A review of the UNFCCC and other recent estimates” di Martin Parry et al. [pdf, 2MB]
- Scarica un recente rapporto sull’adattamento nel Mediterraneo pubblicato da IDDRI “The future of the Mediterranean – From impacts of climate change to adaptation” [pdf 1.5MB]
- Dal blog CMCC, un articolo sull’adattamento ai cambiamenti climatici in Italia: “Il cambiamento climatico, quanto costeranno all’Italia?”


