I costi dell’adattamento sono sotto-stimati

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In numerevoli studi recenti, i costi dell’adattamento al cambiamento climatico sono stati calcolati con ordini di grandezza simili, suggerendo così che le ultime stime dell’UNFCCC siano abbastanza robuste (49 – 171 miliardi di dollari all’anno ai valori attuali). 

Un recente rapporto pubblicato dallo IIED mostra tuttavia che i numeri dell’UNFCCC potrebbero sostanzialmente sottovalutatare i costi totali, questo per diversi motivi:

  1. alcuni settori non sono stati inclusi nella valutazione dei costi (ad esempio gli ecosistemi, il settore energetico, il settore manufatturiero, la vendita al dettaglio e il turismo);
  2. alcuni dei settori inclusi sono stati considerati solo in parte;
  3. i costi supplementari per l’adattamento sono a volte stati calcolati come ‘ climate mark-ups’ assumendo bassi livelli di investimento.

 

Tuttavia, lo scopo di questo rapporto non è quello di sviluppare nuove stime, ma bensì quello di sottolineare i punti di forza e di debolezza dello studio UNFCCC. 

Lo studio IIED inizia quindi con le necessarie informazioni di background, e passa in rassegna le più importanti stime globali dei costi dell’adattamento disponibili ad oggi. Segue poi un capitolo dedicato alle incertezze che caratterizzano ogni settore: agricoltura, foreste e pesca, gestione delle risorse idriche, salute umana, zone costiere, infrastrutture, ed ecosistemi.

Oltre ai tre punti principali evidenziati in precedenza, la relazione insiste sul fatto che l’adattamento è strettamente legato alle questioni legate allo sviluppo dei paesi più poveri e che permane probabilmente un deficit sostanziale negli investimenti pianificati nei PVS, e nei relativi costi dovuti all’adattamento. Gli ODA (Official Development Assistance) dovrebbero verosimilmente raggiungere lo 0,7% del PIL dei paesi OCSE. 

Un’altro limite importante dello studio UNFCCC riguarda la non-linearità dell’aumento della maggior parte degli impatti rispetto al cambiamento climatico, cosi come i costi dell’adattamento rispetto agli impatti. Pertanto, sarà probabilmente poco dispendioso evitare alcuni impatti, mentre risulterà proibitivo evitarne altri, come illustrato nella figura a lato. Un’implicazione di quanto appena enunciato è che ci saranno danni residuali notevoli, la cui entità non è ben definita dalla relazione UNFCCC. È allo stesso modo della massima importanza riuscire a stimare correttamente l’evoluzione dei costi dell’adattamento nel tempo, soprattutto dopo il 2030.

In conclusione, il rapporto IIED afferma che la stima attuale dell’UNFCC appare sottovalutata di un fattore compreso tra 2 e 3 per i settori inclusi, mentre la sotto-stima potrebbe essere ben maggiore per gli altri settori.

 

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