Il cambiamento climatico ha un impatto sproporzionato sulla sicurezza alimentare dei Small Island Developing States
Il rapporto 2025 Small Island Developing States (SIDS) del Lancet Countdown su salute e cambiamenti climatici mette in luce l’impatto della crisi climatica sull’insicurezza alimentare: nel 2023, 2,7 milioni di persone in più in 26 SIDS hanno sperimentato insicurezza alimentare moderata o grave a causa della maggiore frequenza di ondate di calore e siccità.
“Il rapporto è molto chiaro: il cambiamento climatico sta colpendo la salute, la sicurezza alimentare, la forza lavoro e le economie dei SIDS più che in altre parti del mondo”, afferma il ricercatore CMCC e co‑autore del rapporto Shouro Dasgupta. “Inoltre, questi impatti ricadono su nazioni responsabili di meno dell’1% delle emissioni che li causano.”
I piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) sono tra i più esposti agli impatti climatici – che si tratti di innalzamento del livello del mare, siccità, inondazioni o eventi estremi – ma contribuiscono per meno dell’1% alle emissioni globali. Un contrasto che li colloca al tempo stesso tra le vittime più colpite e tra i principali sostenitori di un’azione climatica più incisiva.
Il nuovo 2025 Small Island Developing States report of the Lancet Countdown on health and climate change fa luce sullo stato dei SIDS e sui progressi verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, analizzando i numeri alla base di specifici indicatori che tracciano il rapporto tra salute e cambiamento climatico nei SIDS.
Uno di questi indicatori, coordinato dal ricercatore CMCC Shouro Dasgupta e dalla professoressa Elizabeth Robinson del Grantham Research Institute della LSE, misura l’impatto della maggiore frequenza di ondate di calore e siccità sull’accesso al cibo e quantifica il numero di persone nei SIDS che hanno sperimentato insicurezza alimentare a causa del cambiamento climatico.
“Abbiamo combinato i dati della FAO con le anomalie di giorni di ondata di calore e di mesi di siccità rispetto al periodo di riferimento 1981–2010”, spiega Dasgupta. “L’utilizzo di questa metodologia empirica ci ha consentito di esaminare se il rapporto tra cambiamento climatico e insicurezza alimentare si sia evoluto nel tempo.”
Uno dei risultati più significativi è che nel 2023 2,7 milioni di persone in più in 26 SIDS (pari al 4,9% della loro popolazione complessiva) – che comprendono alcuni dei paesi più piccoli e vulnerabili al mondo nell’Atlantico, nell’Oceano Indiano e nel Mar Cinese Meridionale, nei Caraibi e nel Pacifico, per una popolazione totale di circa 70 milioni di persone – hanno vissuto insicurezza alimentare moderata o grave a causa della maggiore frequenza di ondate di calore e siccità.
Secondo il rapporto, un numero più elevato di giorni di ondata di calore è stato associato nel 2023 a un aumento del 5,74% dell’insicurezza alimentare moderata o grave, mentre l’aumento della frequenza delle siccità è stato associato a un incremento del 3,53% dell’insicurezza alimentare.
Il rapporto rafforza la base di evidenze a disposizione di alcuni dei paesi più vulnerabili e va collocato accanto all’idea che l’obiettivo di 1,5°C sia giuridicamente vincolante, che la produzione di combustibili fossili possa costituire un atto internazionalmente illecito e che possa sorgere un obbligo di riparazione qualora sia stabilito un nesso di causalità.
Per ulteriori informazioni:
Georgiana M Gordon-Strachan, Shouro Dasgupta, et al., The 2025 small island developing states report of the Lancet Countdown on health and climate change: building resilience in the face of rising heat, The Lancet Global Health, 2026, 103961, ISSN 2214-109X, https://doi.org/10.1016/j.langlo.2026.103961

