Il CMCC contribuisce all’ultima valutazione europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici: misurare cosa funziona veramente è la prossima sfida

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drought soil and dry vegetation, seen from above
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La ricercatrice del CMCC Katie Johnson è tra gli autori principali dell’ultima valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente sull’adattamento ai cambiamenti climatici in Europa. Il rapporto evidenzia che, sebbene tutti i 32 Paesi membri dell’AEA dispongano oggi di politiche di adattamento, la limitata attività di monitoraggio rende ancora difficile valutare se queste misure stiano effettivamente riducendo i rischi climatici.

Come possiamo sapere se l’adattamento ai cambiamenti climatici sta effettivamente riducendo i rischi climatici? Secondo l’ultima valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), l’Europa non dispone ancora di dati ed evidenze sufficienti per rispondere a questa domanda. La ricercatrice del CMCC Katie Johnson è tra gli autori principali del report Climate resilience in Europe, 2025 – Progress and challenges, che contribuisce a valutare i progressi compiuti dai Paesi europei nel passaggio dalla pianificazione delle misure di adattamento alla loro attuazione e ciò che ancora serve per rafforzare la resilienza climatica nel continente.

Il report offre una valutazione completa delle politiche e delle azioni nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici nei 32 Paesi membri dell’AEA e mostra che tutti dispongono oggi di politiche nazionali di adattamento, segnando un progresso significativo nella governance climatica. Allo stesso tempo, evidenzia persistenti divari tra la pianificazione e l’attuazione delle misure, nonché carenze nei sistemi di monitoraggio e valutazione, che rendono difficile capire se le misure di adattamento stiano effettivamente riducendo i rischi climatici.

Johnson ha contribuito alla definizione del quadro concettuale e all’analisi complessiva, concentrandosi anche sul coinvolgimento degli stakeholder nell’adattamento ai cambiamenti climatici, tra cui il modo in cui le politiche nazionali tengono conto dei gruppi vulnerabili e il ruolo del settore privato nell’attuazione delle misure di adattamento.

«Tutti i 32 Paesi membri dell’AEA dispongono di politiche di adattamento, ma i divari tra pianificazione e attuazione, insieme a sistemi di monitoraggio e valutazione ancora deboli, fanno sì che non siamo in grado di capire quanto efficacemente l’Europa si stia adattando. Non disponiamo di dati sufficienti sulle misure effettivamente attuate per sapere se l’adattamento stia davvero riducendo i rischi legati a minacce come ondate di calore, alluvioni e siccità. L’Europa potrebbe trarre beneficio da metriche condivise e da un monitoraggio sistematico delle misure di adattamento, così da colmare questo divario di conoscenze e distinguere i progressi sul piano delle politiche dalla reale riduzione dei rischi», afferma Johnson.

La valutazione arriva in un momento cruciale, mentre la Commissione europea sta preparando il Quadro integrato europeo per la resilienza climatica, atteso entro la fine del 2026. Tra le principali raccomandazioni del report vi è lo sviluppo di metriche condivise e di un monitoraggio più sistematico delle misure di adattamento in tutta Europa. Rafforzare la base di evidenze disponibili aiuterebbe a distinguere i progressi sul piano delle politiche dalla reale riduzione dei rischi, favorendo una pianificazione e investimenti più efficaci nel campo dell’adattamento.

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