I danni climatici diretti alle infrastrutture italiane potrebbero raggiungere i 5 miliardi di euro l’anno entro il 2050, ma ogni euro investito oggi nell’adattamento consente di risparmiarne cinque in futuro. Il nuovo Future Brief del CMCC delinea quattro possibili percorsi per le reti idriche, energetiche, dei trasporti e digitali del Paese, indicando possibili direzioni verso un futuro “a prova di clima”.
Quest’estate ha messo le infrastrutture italiane a dura prova. I dati del servizio di monitoraggio climatico di Roma, attraverso la piattaforma DataClime del CMCC, hanno registrato condizioni di caldo estremo per 32 giorni durante l’estate, compreso un periodo di 18 giorni consecutivi nel solo mese di agosto. Questi dati si inseriscono in una tendenza di più lungo periodo ben definita: secondo il monitoraggio climatico del CMCC per Roma, il 2025 ha registrato più di 40 giorni con temperature superiori ai 35 °C, classificandosi al quarto posto dal 1991. Lo stesso anno si è inoltre collocato tra i primi cinque per numero e durata delle ondate di calore.
«L’estate che abbiamo appena vissuto ha sottoposto a una pressione straordinaria non solo noi cittadini, ma anche i sistemi infrastrutturali nei diversi settori», ha detto il ricercatore del CMCC Alfredo Reder, durante la presentazione del nuovo Future Brief di Ecosistema Futuro, Building Resilient Infrastructure for Italy in 2050 (Costruire infrastrutture resilienti per l’Italia nel 2050). All’incontro hanno partecipato anche Riccardo Barbieri (Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze – MEF), Simona Camerano (Cassa Depositi e Prestiti) e Davide Ciferri (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). La sessione è stata moderata dall’economista Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS ed ex Ministro delle Infrastrutture.
Questa pressione ha un costo. Entro il 2050, i danni climatici diretti alle infrastrutture italiane potrebbero raggiungere circa 5 miliardi di euro l’anno, più di dieci volte il valore storico di riferimento, pari a 0,42 miliardi di euro (1981–2010). Se si considerano anche gli effetti a cascata sull’economia, le perdite complessive potrebbero arrivare a 11,5–18 miliardi di euro l’anno, equivalenti fino allo 0,55% del PIL.
«I costi dell’inazione, quantificati da recenti studi del CMCC, sono chiaramente superiori ai costi dell’azione», ha dichiarato Giovannini nel suo intervento introduttivo. «D’ora in avanti, ogni nuovo investimento pubblico o privato in infrastrutture dovrà essere a prova di clima nel lungo periodo – non solo per ragioni di sicurezza, ma anche perché i dati economici lasciano ben poco spazio all’inazione».


