Come tradurre la conoscenza scientifica in risposte concrete ai rischi climatici? È la domanda al centro di SISC2026, la conferenza annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima, che a Bolzano ha riunito 130 partecipanti da otto Paesi. Il CMCC ha contribuito al programma scientifico con circa venti contributi tra presentazioni e poster. “Non basta più descrivere il cambiamento climatico in termini di pericoli e impatti: dobbiamo rendere resilienti comunità, infrastrutture ed ecosistemi”, sottolinea Paola Mercogliano, ricercatrice del CMCC e presidente della SISC.
I rischi climatici non appartengono più soltanto agli scenari futuri. Ondate di calore, siccità e alluvioni sono fenomeni che interessano già i territori e i cui impatti si propagano tra settori e sistemi interconnessi. Di fronte a questa realtà, la sfida non è soltanto comprendere e descrivere i pericoli, ma rafforzare la capacità di comunità, infrastrutture ed ecosistemi di affrontarli e adattarsi.
È da questa esigenza che prende le mosse SISC2026, la 14ª conferenza annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima, dal titolo “Building Resilience to Current and Forthcoming Climate Risks”, ospitata da Eurac Research e co-organizzata con SISC dal 2 al 4 novembre a Bolzano. L’iniziativa ha riunito ricercatori, economisti, professionisti, rappresentanti delle imprese e decisori pubblici per confrontarsi sulle sfide climatiche e sulle risposte necessarie, con un’attenzione particolare al dialogo tra conoscenza scientifica, governance, innovazione e trasformazione della società.
“Non basta più descrivere il cambiamento climatico in termini di pericoli e impatti: dobbiamo rendere resilienti comunità, infrastrutture ed ecosistemi, mettendo al centro la rilevanza dell’adattamento e mitigazione al cambiamento climatico”, sottolinea Paola Mercogliano, principal scientist del CMCC e presidente della SISC. “La valutazione dei rischi è anche oggi al centro dell’agenda istituzionale: in Italia, con l’avvio dei lavori dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento; in Europa, con la preparazione della seconda valutazione europea dei rischi climatici, EUCRA-2. A questo si aggiungono tanti progetti ed attività nazionali ed europei che stanno portando il rischio al centro della ricerca.”
Il CMCC accompagna la SISC fin dalla sua nascita e, anche per questa edizione, ha partecipato alla costruzione del programma scientifico, co-presiedendo il comitato scientifico insieme a Eurac Research.
A Bolzano, il CMCC ha presentato una ventina di contributi tra presentazioni e poster e ha coordinato diverse sessioni, portando esperienze e risultati di ricerca lungo un ampio spettro di temi: dalla modellistica climatica ad alta risoluzione e dal downscaling, anche attraverso l’intelligenza artificiale, ai servizi climatici multirischio e ai sistemi di allerta precoce. Ampio spazio è stato dedicato anche alle applicazioni a supporto delle amministrazioni, dalla valutazione dei rischi per infrastrutture e patrimonio pubblico ai piani locali di adattamento, fino ai temi della governance e della giustizia climatica.
Un programma che riflette la necessità di mettere in relazione la ricerca sul clima con gli strumenti utili a chi deve pianificare e prendere decisioni. “Abbiamo costruito il programma per far dialogare scienziati del clima, economisti, scienze sociali, istituzioni e imprese, e in questi giorni quel confronto c’è stato davvero», racconta Mercogliano.
Nel corso della conferenza, accanto ai progressi nella comprensione del sistema climatico e degli eventi estremi, sono stati presentati strumenti e approcci operativi: servizi climatici, sistemi di allerta precoce, valutazioni del rischio a supporto delle amministrazioni ed esperienze di pianificazione dell’adattamento nelle regioni italiane. “Sono rimasta davvero colpita dalla sessione sulla governance che ha visto diverse regioni confrontarsi, e dove è emersa la grande capacità degli attori sul territorio di produrre dati e strumenti rilevanti per la resilienza dei territori,” commenta Mercogliano. “Le keynote sui rischi sistemici, sugli eventi estremi e sui diritti umani ci hanno ricordato che i rischi vanno letti in modo integrato e che le risposte devono essere eque, senza lasciare indietro i più vulnerabili.”
La conferenza ha coinvolto anche la cittadinanza attraverso un programma di iniziative collaterali, tra cui Bike4SISC, il viaggio in bicicletta da Bologna a Bolzano, e incontri aperti al pubblico in vari luoghi della città, per portare il confronto sui temi del clima fuori dalle sedi scientifiche e avvicinarlo ai cittadini.
“Soprattutto, questa conferenza ci ha restituito l’immagine di una comunità scientifica italiana viva, aperta e capace di lavorare insieme. È su questa comunità che dobbiamo continuare a lavorare e investire: è la base per dare al Paese risposte all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.”


