«Conosciamo bene i rischi, ma ci manca un framework condiviso che ci permetta di trasformare queste conoscenze in azioni concrete». In un briefing che accompagna un workshop al Parlamento europeo, Jaroslav Mysiak, principal scientist del CMCC, indica la necessità di sviluppare scenari di rischio condivisi, definire con maggiore chiarezza le responsabilità, riconoscere esplicitamente la protezione finanziaria dalle perdite legate ai cambiamenti climatici come un obiettivo di politica pubblica e concentrarsi maggiormente su risultati misurabili, per aiutare l’Europa a passare dalla pianificazione dell’adattamento a una resilienza concreta ed efficace.
L’Europa ha bisogno di un approccio più integrato alla gestione dei rischi climatici, che combini evidenze scientifiche, una governance chiara e risultati misurabili. È questo il messaggio centrale del briefing di Jaroslav Mysiak del CMCC, che raccoglie una serie di raccomandazioni per il futuro Quadro europeo integrato per la resilienza climatica e la gestione dei rischi (Integrated European Climate Resilience and Risk Management Framework) della Commissione europea.
Il documento, intitolato Expectations for the Integrated European Climate Resilience and Risk Management Framework, approfondisce i temi affrontati da Mysiak nel suo intervento al workshop del Parlamento europeo Managing Climate Risks on the Road to a Climate-Resilient Europe (Gestire i rischi climatici nel percorso verso un’Europa resiliente ai cambiamenti climatici), tenutosi il 1° ottobre 2026 nell’ambito della riunione della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare (ENVI).
La necessità di un approccio più coordinato è sempre più urgente. Tra il 1980 e il 2025, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato perdite economiche dirette stimate in 930 miliardi di euro nell’Unione europea, di cui 264 miliardi nel solo periodo 2021-2025. Eppure, la capacità dell’Europa di anticipare e gestire i rischi climatici resta frammentata tra diversi ambiti politici, istituzioni e livelli di governo.
«L’obiettivo principale è definire un framework di riferimento per affrontare gli impatti climatici, gestire i rischi e rafforzare la resilienza, articolato attorno a una serie di elementi fondamentali», spiega Mysiak.
Una delle raccomandazioni centrali riguarda lo sviluppo di scenari che vadano oltre le sole proiezioni climatiche. Queste ultime aiutano a prevedere come evolveranno i fenomeni climatici, ma una gestione efficace dei rischi richiede anche di comprendere come l’esposizione, la vulnerabilità e le interconnessioni tra i sistemi possano influenzare gli impatti futuri, nonché in che modo le società e le istituzioni siano in grado di rispondere.
Un approccio condiviso contribuirebbe a rendere le valutazioni più coerenti e confrontabili, favorendo i processi decisionali nei diversi ambiti di intervento e ai vari livelli amministrativi. Aiuterebbe inoltre a tradurre le conoscenze scientifiche in scelte concrete in materia di preparazione, prevenzione e investimenti.
Altrettanto importante è definire con maggiore chiarezza il sistema di governance. «Non si tratta semplicemente di assegnare a qualcuno la responsabilità di ciascun rischio, ma di costruire un sistema di governance in cui tutti sappiano quale ruolo sono chiamati a svolgere. Alcuni soggetti devono monitorare i rischi, altri devono intervenire e altri ancora devono prendere decisioni. La ripartizione delle responsabilità deve essere chiara e trasparente», sottolinea Mysiak.
Il nuovo framework mira inoltre a riunire le numerose iniziative e attività già in corso nell’ambito dei diversi servizi della Commissione europea per affrontare i rischi climatici, organizzandole attorno a obiettivi comuni di resilienza.
Al tempo stesso, sebbene l’Europa abbia compiuto progressi nella pianificazione dell’adattamento, l’esistenza di strategie e piani non dimostra, di per sé, che le comunità, le infrastrutture o le economie stiano diventando più resilienti. «Il monitoraggio dovrebbe concentrarsi sui risultati raggiunti, anziché sul numero di piani elaborati. La semplice esistenza di una strategia o di un piano non dimostra che siano stati conseguiti dei miglioramenti: è necessario valutare l’efficacia delle azioni intraprese», evidenzia Mysiak.
Questo cambiamento di prospettiva aiuterebbe i decisori pubblici a capire quali misure funzionano, dove siano necessari ulteriori interventi e come le soluzioni più efficaci possano essere migliorate o replicate. Rafforzerebbe inoltre la responsabilità rispetto ai risultati ottenuti e favorirebbe decisioni sugli investimenti per l’adattamento maggiormente fondate sulle evidenze scientifiche.
Il documento sottolinea anche la necessità di riconoscere esplicitamente la protezione finanziaria dalle perdite legate ai cambiamenti climatici come un obiettivo delle politiche pubbliche. Le assicurazioni possono aiutare famiglie, imprese e istituzioni a riprendersi dagli eventi estremi, ma le lacune nella copertura assicurativa lasciano molte perdite senza adeguata protezione. Le conseguenze possono andare ben oltre i singoli proprietari di immobili e coinvolgere infrastrutture critiche e servizi essenziali da cui dipende il funzionamento della società.
Come la ricerca del CMCC contribuisce agli obiettivi europei di resilienza climatica
«Il contributo del CMCC alla resilienza climatica europea copre l’intera filiera, dalla valutazione dei rischi su scala europea allo sviluppo di scenari coerenti, dal miglioramento delle valutazioni del rischio a livello regionale al sostegno concreto alle politiche di adattamento», afferma Mysiak.
Valutazione dei rischi climatici in Europa. Nel 2024, il CMCC ha coordinato la prima Valutazione europea dei rischi climatici (European Climate Risk Assessment, EUCRA), pubblicata dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA). La valutazione ha raccolto le informazioni relative a 36 principali rischi climatici che interessano l’Europa, individuando quelli che richiedono gli interventi più urgenti. Il CMCC ha contribuito a diverse fasi del lavoro, tra cui l’identificazione e l’analisi dei rischi, la loro valutazione, l’individuazione delle priorità di intervento, la gestione delle conoscenze e lo sviluppo di uno strumento interattivo per esplorare i dati. Il CMCC mette inoltre a disposizione le proprie competenze nell’ambito del processo EUCRA-2, attualmente in corso, che mira ad aggiornare la valutazione europea dei rischi climatici affinché continui a essere attuale e utile per le politiche pubbliche.
Sviluppo di scenari di nuova generazione. Coordinato dal CMCC, il progetto FUTURA, finanziato dal programma Horizon Europe, riunisce 40 istituzioni attive nella modellistica climatica, nella valutazione degli impatti, nello sviluppo di pathway socioeconomici e nelle infrastrutture per i dati. Il progetto punta a rafforzare i collegamenti tra queste comunità scientifiche e a promuovere un sistema più coordinato per elaborare i futuri scenari di emissioni, le proiezioni climatiche e gli impatti futuri.
Armonizzazione delle valutazioni dei rischi climatici tra le diverse regioni. Il progetto europeo CLIMAAX sviluppa un framework metodologico comune e una serie di strumenti per aiutare le regioni e le comunità locali a valutare i rischi climatici e la propria vulnerabilità. Il CMCC contribuisce a sviluppare un approccio inclusivo e armonizzato alla valutazione dei rischi a livello regionale, affrontando una delle sfide centrali evidenziate nel documento: rendere le valutazioni più confrontabili tra territori diversi, fornendo al contempo alle autorità locali e regionali strumenti pratici per comprendere i rischi specifici dei propri territori e pianificare risposte adeguate.
Nel loro insieme, queste attività rappresentano contributi complementari agli obiettivi delineati nel documento di Mysiak. La sfida più ampia consiste nel fare in modo che conoscenze ed esperienze di diversa natura confluiscano in un approccio coerente e concretamente attuabile alla resilienza climatica.
Il futuro framework europeo rappresenta un’opportunità per rafforzare questi collegamenti, integrando la valutazione dei rischi climatici, la governance, il monitoraggio dei risultati e la protezione finanziaria in un approccio più organico alla resilienza.


