Il divario nell’attuazione dell’adattamento climatico: trasformare i piani nazionali in azioni concrete

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Entro il 2035, i paesi in via di sviluppo potrebbero aver bisogno di 310-365 miliardi di dollari all’anno per l’adattamento, a fronte di appena 26 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici internazionali destinati all’adattamento nel 2023. “Il dibattito sull’adattamento climatico sta passando da ‘come pianifichiamo?’ a ‘come realizziamo e finanziamo questi interventi?’”, afferma Marta Ellena, autrice principale di un nuovo Policy Brief del CMCC intitolato “Accelerare l’attuazione dell’adattamento: perché l’Adaptation Accelerator Hub e la NAP Implementation Alliance sono importanti oggi“, realizzato a supporto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il Brief illustra ciò che serve per trasformare le priorità di adattamento già esistenti in programmi concreti, pronti per ottenere finanziamenti e capaci di produrre risultati misurabili, in vista della COP31 in Turchia.

Nel 2025, 143 dei 154 paesi in via di sviluppo avevano avviato un processo per elaborare un Piano nazionale di adattamento. Tuttavia, l’attuazione non è avanzata allo stesso ritmo: molti paesi non dispongono ancora delle capacità istituzionali, delle competenze necessarie per preparare i progetti e dei finanziamenti indispensabili per trasformare le proprie priorità da strategie a progetti finanziabili e, infine, in risultati concreti sul territorio.

“I paesi in via di sviluppo sanno cosa devono fare per adattarsi ai cambiamenti climatici. La parte difficile è trasformare queste conoscenze in progetti che riescano davvero a ottenere finanziamenti”, afferma Ellena. Secondo il Brief, la sfida principale non consiste più soltanto nello scrivere piani di adattamento, ma nel trovare l’anello mancante tra l’individuazione di una priorità nazionale e lo sviluppo di un progetto o programma in grado di ottenere finanziamenti ed essere realizzato.

“I finanziamenti, però, sono solo una parte del problema”, continua Ellena. Le difficoltà di coordinamento tra le strutture di governo nazionali e subnazionali possono portare a proposte progettuali deboli; le proposte deboli faticano ad attrarre finanziamenti e, senza finanziamenti, i paesi non possono migliorare le istituzioni, i dati e i sistemi di monitoraggio necessari per sviluppare progetti più solidi.

“Un processo guidato dai paesi, che rafforzi una catena di attuazione integrata collegando le priorità nazionali, la preparazione tecnica e i progetti di investimento, dovrebbe riuscire a mobilitare finanziamenti, favorire l’attuazione e produrre risultati misurabili”, osserva Anna Pirani, coautrice del Brief.

Due iniziative recenti potrebbero contribuire a collegare queste diverse fasi. L’Adaptation Accelerator Hub, lanciato durante la presidenza italiana del G7 nel 2024, è rivolto direttamente ai singoli paesi e svolge un ruolo di coordinamento tra i partner del G7, aiutando i governi a trasformare le proprie priorità di adattamento in programmi coordinati e pronti per attrarre investimenti. La NAP Implementation Alliance, lanciata dal Brasile nell’ambito dell’Agenda d’azione della COP30, opera invece a livello di sistema per migliorare il coordinamento tra governi, partner tecnici, fondi per il clima, banche di sviluppo e investitori.

“Il Policy Brief mostra che l’Adaptation Accelerator Hub e la NAP Implementation Alliance funzionano meglio se considerati insieme, come elementi complementari della stessa catena di attuazione, anziché come piattaforme separate e in competizione tra loro”, afferma Ellena.

Il Brief sottolinea che la “capacità di attrarre finanziamenti” non può essere l’unico indicatore dei progressi compiuti. La capacità istituzionale, i dati climatici, la protezione sociale e il sostegno alle comunità particolarmente vulnerabili potrebbero non generare rendimenti commerciali, ma restano essenziali per un adattamento efficace e continueranno a richiedere sovvenzioni, finanziamenti agevolati e investimenti pubblici.

In vista della COP31, dove l’attuazione – anche nel campo dell’adattamento – sarà un tema centrale, il Brief individua diversi aspetti da seguire: i progressi di un progetto pilota a livello nazionale, la chiarezza con cui saranno comunicati i ruoli delle due iniziative e la crescita del portafoglio di progetti collegati a fonti di finanziamento.

Il CMCC contribuisce in qualità di partner scientifico e strategico del MASE, traducendo le conoscenze sul clima in strategie basate su dati scientifici a sostegno dei processi climatici internazionali. Il Brief ha beneficiato dei preziosi contributi del team dell’UNDP che sostiene il G7 Adaptation Accelerator Hub.


Leggi il Policy Brief completo qui.

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