Quando vediamo un incendio boschivo al telegiornale, è facile considerarlo un’emergenza locale. Un nuovo studio del CMCC mostra invece che il fumo degli incendi italiani può viaggiare per centinaia o persino migliaia di chilometri, trasportando particelle fini come PM2.5, carbonio nero e carbonio organico attraverso il Mediterraneo e verso altre regioni europee. Ricostruendo dove si disperde questo inquinamento tra il 2008 e il 2024, la ricerca offre uno dei primi quadri di lungo periodo su come le emissioni degli incendi italiani si muovono nell’atmosfera e influenzano la qualità dell’aria ben lontano dalle fiamme.
Sebbene sia noto che le emissioni di gas serra degli incendi contribuiscono ai cambiamenti climatici su scala globale, il fumo degli incendi contiene anche inquinanti che possono avere impatti significativi e più immediati sulla qualità dell’aria e sulla salute umana anche a grande distanza dalla fonte. Un nuovo studio del CMCC – Where do wildfire-related emissions travel? Transport trajectories of black carbon, organic carbon, and PM2.5 from Italian forest fires (2008–2024) – evidenzia questa dimensione cruciale concentrandosi su tre principali tipi di inquinanti prodotti dagli incendi: PM2.5 (particelle microscopiche che possono penetrare in profondità nei polmoni), carbonio organico (particelle rilasciate dalla combustione della vegetazione) e carbonio nero (fuliggine che contribuisce anche al riscaldamento dell’atmosfera).
“I nostri risultati mostrano che il fumo degli incendi boschivi italiani può viaggiare per centinaia o persino migliaia di chilometri, attraversando il Mediterraneo e influenzando la qualità dell’aria in altri Paesi”, spiega l’autrice principale Liudmyla Malytska. Con i cambiamenti climatici, che rendono gli incendi più frequenti e intensi in tutta Europa, comprendere il trasporto e il destino di questi inquinanti diventa sempre più importante per la salute pubblica e la gestione della qualità dell’aria a livello regionale.
Seguendo il fumo degli incendi italiani
Spesso sentiamo parlare della quantità di inquinamento prodotta dagli incendi, ma questo studio si chiede dove quell’inquinamento vada effettivamente e, quindi, chi possa esserne colpito. Utilizzando osservazioni sugli incendi e modelli di trasporto atmosferico, i ricercatori hanno mappato i principali percorsi seguiti dal fumo proveniente dalle aree italiane più soggette agli incendi nel periodo 2008–2024.
“Questo è uno dei primi studi a fornire un quadro di lungo periodo su come le emissioni degli incendi in Italia si muovano attraverso il Mediterraneo, aiutando a identificare le regioni e le popolazioni più esposte”, osserva Chiriacò.
L’attività degli incendi in Italia risulta altamente localizzata, con aree critiche in Calabria, Sicilia, Sardegna centro-meridionale e nelle regioni montane del Nord. Nel periodo analizzato, le emissioni annuali di PM2.5 dagli incendi boschivi italiani sono variate da circa 0,3 a 2 chilotonnellate e sono aumentate nel tempo, con il carbonio organico che contribuisce per circa il 60–80% delle emissioni e il carbonio nero per meno del 10%.
Tuttavia, l’analisi mostra che i sensori satellitari hanno rilevato solo circa il 21% degli incendi individuati nei dati ad alta risoluzione sulle aree bruciate, suggerendo che i dataset globali comunemente utilizzati sottostimano probabilmente le emissioni totali. “Un ‘punto cieco’ nei dati attuali è che molti incendi di piccole dimensioni non vengono rilevati, il che significa che le stime correnti potrebbero sottovalutare quanto inquinamento venga effettivamente rilasciato e trasportato oltre i confini”, spiega Chiriacò.
I modelli spaziali del trasporto del fumo sono importanti quanto i volumi emessi. Gli incendi nel Sud Italia, in particolare in Sicilia e Calabria, spesso spingono il fumo attraverso il Mediterraneo verso il Nord Africa e i Balcani, anche se i singoli eventi tendono a essere relativamente poco intensi (circa 300 kg di carbonio nero per incendio in media). Nel Nord Italia, incendi meno frequenti ma più intensi (circa 550 kg di carbonio nero per evento) tendono a mantenere gli inquinanti più vicini alla fonte; tuttavia, quando il fumo raggiunge quote più elevate, i venti possono trasportarlo molto più lontano, diffondendo l’inquinamento su ampie aree dell’Europa e oltre.
Connessioni nascoste
Seguendo il fumo invece di limitarsi a contare gli ettari bruciati, lo studio mostra come gli incendi italiani siano collegati alla qualità dell’aria regionale ben oltre i confini nazionali. PM2.5, carbonio nero e carbonio organico possono deteriorare la qualità dell’aria e danneggiare la salute umana in Paesi che potrebbero non essere direttamente interessati dagli incendi, evidenziando la necessità di coordinamento transfrontaliero nella gestione della qualità dell’aria e degli incendi.
“Quando pensiamo agli incendi boschivi, di solito ci concentriamo sulle aree che bruciano”, afferma Malytska. “Ma il fumo non si ferma ai confini regionali o nazionali. Questo studio mostra che l’inquinamento degli incendi italiani può attraversare il Mediterraneo e colpire persone lontane dalla fonte. Questa ricerca è importante perché ci aiuta a comprendere meglio queste connessioni nascoste e a migliorare la nostra capacità di valutare gli impatti più ampi degli incendi sulla qualità dell’aria e sulla salute.”
“Uno degli elementi di novità principali di questo studio è che, oltre alle emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico su scala globale, gli incendi generano anche inquinanti atmosferici che possono avere impatti significativi a livello locale anche lontano dalla loro origine, influenzando potenzialmente sia la salute umana sia gli ecosistemi ben oltre l’area immediatamente colpita dal fuoco”, aggiunge Chiriacò.
Lo studio fornisce strumenti che possono aiutare le autorità responsabili della qualità dell’aria, agenzie sanitarie e decisori politici nel prevedere meglio la dispersione dell’inquinamento da incendi. Con stagioni degli incendi sempre più intense in un clima che si riscalda, comprendere queste traiettorie sarà fondamentale per progettare sistemi efficaci di allerta precoce, cooperazione transfrontaliera e strategie di adattamento.
Per maggiori informazioni:
Malytska, L., & Chiriacò, M. V. (2026). Where do wildfire-related emissions travel? Transport trajectories of black carbon, organic carbon, and PM2.5 from Italian forest fires (2008–2024). Atmospheric Environment, 373, 121922. https://doi.org/10.1016/j.atmosenv.2026.121922


