La fiducia dei lettori, la preparazione di chi racconta il clima e l’eredità di Romeo Bassoli, che portò la scienza tra le notizie: sono i temi emersi a Lecce alla consegna del Premio CMCC 2026, che per la prima volta guarda oltre i confini italiani.
Quando Romeo Bassoli realizzò la prima pagina di scienza di un quotidiano italiano, portò nel panorama dell’informazione un’innovazione che era il frutto del suo straordinario intuito: la scienza è parte essenziale della quotidianità e delle notizie e, come tale, della cultura di una comunità e di un intero paese. Tredici anni dopo la sua scomparsa, nel 2013, quell’idea è tornata al centro della serata in cui il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha consegnato il Premio “Romeo Bassoli per il giornalismo scientifico sul clima” 2026.
La premiazione si è svolta la sera di giovedì 15 ottobre nella Sala Teatrino del Convitto Palmieri nell’ambito del Festival Conversazioni sul Futuro.
Daniele Moretti, vicedirettore di Sky TG24, e AFP – Agence France-Presse, per il progetto Future of the Planet, nella sezione giornalismo internazionale, hanno ricevuto il premio dal presidente del CMCC, Antonio Navarra, e hanno animato un panel di approfondimento sui temi del giornalismo climatico.
Le motivazioni della giuria, composta da Eva Benelli, Silvia Bencivelli, Mauro Buonocore, Luca Carra e Cristiana Pulcinelli, riconoscono a Moretti il merito di aver portato i cambiamenti climatici dentro l’informazione televisiva italiana «con continuità e competenza», anche grazie alla capacità di tradurre i risultati della ricerca in un linguaggio chiaro, senza perdere il rigore delle fonti e senza semplificazioni che ne alterino il significato.
Future of the Planet, per il quale ha ritirato il premio Dario Thuburn, direttore AFP per l’Italia, il Vaticano e Malta, è stato premiato per aver trasformato la trasversalità del tema climatico in un modello editoriale. Il progetto è stato tra le prime iniziative giornalistiche a mettere in pratica, nella redazione di un’agenzia internazionale, l’intuizione alla base del lavoro del CMCC fin dalla sua fondazione: per capire i cambiamenti climatici serve far collaborare discipline e competenze diverse. Energia, economia, trasporti, agricoltura, salute, politica e società influenzano il sistema climatico e ne sono influenzati. Per raccontare questa complessità, ha sottolineato la giuria, bisogna abbattere i muri tra discipline e specializzazioni.
Dopo la consegna, la serata è proseguita con un dialogo moderato da Mauro Buonocore cui hanno partecipato Navarra, Thuburn e Moretti, insieme a Eva Benelli, giornalista dell’agenzia di editoria scientifica Zadig, e a Luca Carra, direttore di Scienza in rete e segretario del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica. Il filo della discussione è stato la fiducia che i media hanno la responsabilità di costruire offrendo ai lettori punti di riferimento e fonti di informazioni affidabili.
Il dibattito ha inoltre insistito sull’importanza della media literacy e della climate literacy dei giornalisti. Saper leggere le fonti, riconoscere l’affidabilità dei dati e muoversi con disinvoltura tra discipline diverse sono strumenti indispensabili. Servono sia per raccontare bene la crisi climatica sia per dare al pubblico i mezzi per orientarsi.


