Un nuovo studio guidato dal CMCC analizza come l’industria europea possa decarbonizzarsi senza andare incontro a deindustrializzazione, delineando un percorso futuro in grado di combinare competitività e obiettivi ambientali. Lo studio mostra che le industrie ad alta intensità energetica in Europa possono raggiungere entrambi gli obiettivi, ma solo attraverso investimenti e politiche mirate per specifici settori, puntando sull’importazione di prodotti intermedi “green” e sul mantenimento della fase finale della catena del valore all’interno dell’Europa.
L’Unione Europea si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, un processo che richiederà riduzioni rapide e sostanziali delle emissioni di gas serra in tutti i settori economici.
L’industria gioca un ruolo centrale in questa transizione: nel 2021 il settore industriale dell’UE27 ha emesso circa 600 milioni di tonnellate di CO₂, pari a circa un quinto delle emissioni complessive di gas serra dell’UE. Molti processi industriali esistenti restano incompatibili con traiettorie di profonda decarbonizzazione, soprattutto in comparti come siderurgia, cemento, chimica e plastica.
“Qui si scontrano due grandi fronti del dibattito politico: mantenere competitiva l’industria pesante europea e, allo stesso tempo, ridurre le emissioni industriali. Rendere gli impianti carbon‑neutral spesso rende i prodotti più costosi”, spiega la ricercatrice del CMCC Alice Di Bella, autrice principale dello studio Decarbonisation without deindustrialisation: assessing future pathways for European industry.
Lo studio è tra i primi a modellare in dettaglio se l’Europa possa raggiungere simultaneamente entrambi gli obiettivi – decarbonizzare e mantenere viva l’industria europea. Analizza soluzioni come la sostituzione dei combustibili fossili con elettricità e idrogeno verde e lo spostamento degli impianti verso aree europee più soleggiate o ventose (come la Spagna o i Paesi nordici).
I risultati mostrano che la decarbonizzazione industriale in Europa è tecnicamente fattibile, con l’elettrificazione che gioca un ruolo centrale. Tuttavia, la competitività internazionale sui costi è molto sensibile alle scelte di policy e tende a peggiorare nella fase di transizione caratterizzata da investimenti intensivi.
“Questo studio quantifica tale tensione e fornisce una soluzione. L’Europa deve essere pragmatica riguardo alla propria capacità di espandere ulteriormente la sua industria pesante. Dovrebbe dare priorità alla decarbonizzazione e al mantenimento della capacità industriale esistente, sostenuta da interventi pubblici mirati e limitati nel tempo e da un uso intelligente delle importazioni green, piuttosto che puntare su un’ampia espansione della produzione ad alta intensità energetica”, afferma il professor Massimo Tavoni, co‑autore dello studio e direttore dell’istituto CMCC.
“La strategia migliore è importare materiali verdi semifiniti – come ferro parzialmente lavorato all’estero – e svolgere l’ultima fase manifatturiera in Europa. Questo consente di mantenere occupazione e know‑how in Europa, riducendo al tempo stesso i costi fino a 80 miliardi di euro l’anno rispetto a un modello in cui l’intera produzione avviene internamente”, aggiunge Di Bella.
Mentre la maggior parte degli studi precedenti ha modellato l’intero sistema energetico europeo con un livello di dettaglio limitato per l’industria, oppure ha analizzato singoli settori industriali isolandoli dal sistema energetico nel suo insieme, questo lavoro fornisce un quadro di cinque dei comparti più energivori e ad alta intensità di emissioni (acciaio, cemento, ammoniaca, metanolo, plastica) integrato in un modello completo del sistema energetico europeo. Il paper testa esplicitamente anche opzioni di policy reali, come la rilocalizzazione degli impianti, l’importazione di materiali verdi e l’impatto dei sussidi.
“Decarbonizzare l’industria è possibile, come hanno dimostrato numerosi studi basati sulla scienza», sottolinea Tavoni. «Tuttavia, tentare di ricostruire una base industriale verde molto più ampia interamente all’interno dell’Europa comporta costi irrealistici. Il percorso più promettente è quello pragmatico: proteggere i posti di lavoro e le competenze industriali esistenti, ed essere selettivi rispetto alle parti della catena del valore che decidiamo di riportare in Europa.”
Per saperne di più:
Di Bella A, Seibold T, Brown T, Tavoni M, Decarbonization without deindustrialization in future pathways for European industry
Cell Reports Sustainability, 2026, DOI: 10.1016/j.crsus.2026.100837


