Roma e il CLIMA: passato e futuro

  • Nota Metodologica

    L’analisi climatica effettua una rappresentazione di dettaglio del clima attuale ed atteso per le diverse città di interesse avvalendosi di una serie di indicatori comunemente utilizzati in letteratura per caratterizzare il clima e la sua evoluzione sia per quanto attiene i valori medi, quali l’andamento della temperatura e precipitazione su scala annuale e stagionale, sia per quanto riguarda l’andamento dei valori più estremi di queste stesse variabili. I valori estremi sono dei valori assunti dalle variabili di interesse (ad es. precipitazione, temperatura) che differiscono dai valori che essa assume in media sull’area in un periodo di riferimento e che, quindi, hanno una probabilità bassa di occorrenza.

    Nello specifico, gli indicatori più utilizzati per descrivere intensità e frequenza di occorrenza di questi eventi sono quelli definiti dall’ETCCDI; essi sono relativi a diverse variabili atmosferiche, ma quelli maggiormente utilizzati in letteratura riguardano precipitazione e temperatura, e sono molto utili per successivi studi di settore volti a valutare i principali impatti locali del cambiamento climatico su cui si basano le strategie di adattamento (Karl et al. 1999, Peterson et al. 2001). In questo studio vengono analizzati alcuni tra questi indicatori, individuati tra quelli ritenuti più rilevanti a livello urbano. È importante precisare, a tal proposito, che lo studio del clima implica, per definizione, l’utilizzo di lunghe scale temporali; in particolare, la World Meteorological Organization(WMO 2007) stabilisce in 30 anni la lunghezza standard su cui effettuare delle analisi statistiche che possano essere considerate rappresentative del clima di una certa area. Per questo motivo, sia per la descrizione del clima attuale sia per quanto riguarda le variazioni del clima futuro rispetto al clima di riferimento, sono analizzati periodi di lunghezza di almeno 30 anni.

    Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda l’analisi del quadro climatico attuale, i diversi indicatori sono calcolati sulla base di dati atmosferici derivanti da una simulazione climatica di reanalisi ad altissima risoluzione spaziale (circa 2 km) prodotta dalla Fondazione CMCC (Raffa et al; 2021)e disponibile sull’Italia per il periodo 1989-2020 . Tale simulazione (di seguito indicata come ERA5-2km) è ottenuta localizzando dinamicamente, con il modello regionale climatico (RCM) COSMO-CLM (Rockel at al. 2008), modello climatico sviluppato dalla CLM Assembly con cui la Fondazione CMCC collabora, la rianalisi ERA5.

    Le reanalisi sono un potentissimo strumento, che, combinando in modo coerente la modellazione numerica con le osservazioni (attraverso l’utilizzo di tecniche di assimilazione dei dati), possono fornire un quadro coerente e consistente del clima attuale.

    ERA5 rappresenta la quinta rianalisi globale prodotta dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (European Center Medium Weather Forecast, ECMWF) a risoluzione spaziale di circa 31 km. Allo stato attuale fornisce, in operativo, dati dal 1979 ai giorni nostri a risoluzione oraria. Esiste anche un’estensione al 1950 ancora in fase di validazione.

    Per quanto riguarda l’analisi del quadro climatico futuro, sono analizzate le variazioni climatiche attese (per effetto dei cambiamenti climatici di natura antropica) nell’area di studio rispetto ad un clima di riferimento. In questo caso, i diversi indicatori sono calcolati sia sulla base delle proiezioni climatiche al 2100 ad alta risoluzione (circa 8 km) per l’Italia prodotte dalla Fondazione CMCC (Bucchignani et al. 2016; Zollo et al. 2016) attraverso il modello regionale climatico (RCM) COSMO-CLM, considerando gli scenari IPCC RCP4.5 e RCP8.5 sia utilizzando i modelli climatici regionali disponibili nell’ambito del programma EURO-CORDEX alla più alta risoluzione attualmente disponibile: di circa 12 km sull’Europa.

    Maggiori informazioni riguardo l’iniziativa EURO-CORDEX sono disponibili al link http://www.euro-cordex.net. L’utilizzo di tutti i dati disponibili nel programma EURO-CORDEX consente un’analisi della variabilità climatica attraverso usando un approccio multi-model. Vale a dire che, a partire dalle diverse simulazioni disponibili, è possibile stimare il valore della anomalia media (ensemble mean), calcolata mediando i valori di tutte le simulazioni considerate, rispetto alle variabili (temperatura e precipitazione) e agli indicatori di interesse, per i due scenari considerati, e infine valutata l’incertezza associata (Jacob et al. 2020; Kotlarski et al. 2014).

    Tra gli scenari realizzati e resi disponibili dall’Integovernamental Panel on Climate Change (IPCC), ci si è concentrati qui su questi due (RCP4.5 e RCP8.5) in quanto sono gli scenari per i quali, al momento della realizzazione di questo lavoro, sono disponibili le analisi più avanzate. È bene sottolineare che RCP8.5 rappresenta lo scenario più estremo, quello che prevede nessuna iniziativa per ridurre la concentrazione di CO2 in atmosfera e quindi l’innalzamento della temperatura media globale. Si tratta di uno scenario probabilmente non realistico, che però è utile come termine di paragone per analizzare i cambiamenti climatici futuri rispetto all’assenza o meno di politiche di mitigazione. Per praticità e per semplificare la comunicazione, i due scenari sono riportati nel testo delle analisi come “scenario con politiche climatiche” (RCP4.5), e “scenario senza politiche climatiche” (RCP8.5) Per i dati EURO-CORDEX inoltre sono stati considerati 3 scenari IPCC RCP2.6, RCP4.5 ed RCP8.5; tuttavia poiché i modelli disponibili per lo scenario RCP2.6 sono in un numero molto minore (9) rispetto a quelli utilizzati per i rimanenti scenari (18) si è ritenuto, per non considerare analisi con diverso grado di affidabilità di non riportare  i risultati ottenuti con questo scenario.

1989-2020: evoluzione di temperatura e precipitazione

I grafici qui di seguito mostrano anomalie per il periodo 1989-2020, ossia la differenza tra valori annuali e la media del periodo, in riferimento ai valori di temperature medie (espresse in °C) e alla precipitazione annuali (espresse in percentuali).

Per quanto attiene la temperatura si registra un trend di crescita statisticamente significativo mentre per la precipitazione non vi è un trend statisticamente significativo.

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Andamento dell’anomalia annuale di temperatura media calcolata rispetto alla temperatura annuale media sul periodo 1989-2020.

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Andamento dell’anomalia di precipitazione annuale calcolata rispetto alla precipitazione annuale media sul periodo 1989-2020.

1989-2020: andamento degli indicatori climatici

Attraverso gli indicatori climatici si analizzano alcune  specifiche caratteristiche del clima della città.

Gli indicatori qui considerati per quanto riguarda la temperatura sono tre:

Notti calde. Indica il numero di giorni con temperatura minima maggiore di 20°C. Si tratta di un valore molto importante per valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sul benessere fisico delle persone.

Giorni molto caldi. Indica il numero di giorni in cui la temperatura massima giornaliera supera i 25°

Questi due indicatori sono importanti per lo studio degli ad impatti dei cambiamenti climatici sulla salute delle persone e sui consumi energetici per il raffrescamento degli ambienti.

Giorni freddi. Il numero dei giorni in cui la temperatura scende sotto 0°C.

Dal grafico che riporta l’andamento annuale degli indicatori  si nota che il  trend non risulta statisticamente significativo per giorni freddi e giorni molti caldi, mentre l’indicatore delle notti calde è caratterizzato da un trend crescente statisticamente significativo.

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Rappresentazione del ciclo annuale (percentuali di giorni al mese) per gli indicatori che nel testo sono descritti come giorni freddi (frost days, FD), notti calde (tropical nights, TR) e giorni molto caldi (summer days, SU) sul periodo 1989-2020.

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Andamento annuale annuale (percentuali di giorni l’anno) per gli indicatori che nel testo sono descritti come giorni freddi (frost days, FD), notti calde (tropical nights, TR) e giorni molto caldi (summer days, SU) sul periodo 1989-2020.

Per quanto riguarda le precipitazioni, gli indicatori presi in considerazione sono:

Giorni consecutivi senza precipitazioni: percentuale media mensile del numero massimo di giorni consecutivi senza pioggia (ovvero con pioggia inferiore ad 1 mm).

Precipitazioni intense: numero di giorni con precipitazione molto intensa (uguale o superiore a 20mm)

Precipitazioni massime: il valore massimo di precipitazioni in un giorno.

Dai grafici che riportano l’andamento annuale degli indicatori sul periodo in studio, si evidenzia un trend statisticamente significativo per il numero di giorni consecutivi senza pioggia, mentre gli altri due indicatori di precipitazioni non mostrano tendenze statisticamente significative.

Per quanto attiene gli andamenti medi mensili del numero massimo di giorni consecutivi senza precipitazione (CDD) essi evidenziano che tale indicatore assume valori più alti nei mesi estivi (in particolare Luglio e Agosto) con percentuali intorno al 60% del numero medio massimo di giorni consecutivi al mese senza precipitazioni. Tuttavia, tale valore risulta molto variabile al variare dell’anno (dispersione intorno al valore medio, espressa in termini di deviazione standard, di circa 15 giorni). Nei mesi di Aprile e Maggio si osservano i valori più bassi per questo indice, dell’ordine del 35%, con una variabilità minore (di circa 10 giorni). Tali andamenti sono confermati anche su scala stagionale, in particolare si osserva mediamente un numero massimo di giorni senza precipitazione di circa 20 giorni nella stagione invernale, primaverile e autunnale e di circa 42 giorni durante l’estate. Mediamente, su base annuale, vengono osservati circa 48 giorni consecutivi senza precipitazione con una dispersione di circa 18 giorni. Diversi lavori di letteratura riportano come l’andamento della lunghezza di periodi senza pioggia possa determinare importanti impatti anche nelle aree urbane per quanto attiene la funzionalità di alcune componenti, tra le quali ad esempio vi sono: approvvigionamento idrico, gestione delle acque reflue, gestione delle aree verdi urbane, popolazione, infrastrutture sanitarie.

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Ciclo annuale degli indicatori relativi a precipitazioni intense (R20), massimo numero di giorni consecutivi senza pioggia (CDD), entrambi calcolati in termini di percentuale di giorni al mese, e valori massimi giornalieri di pioggia (RX1day), sul periodo 1989-2020.

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Evoluzione annuale degli indicatori relativi a piogge intense (R20) massimo numero di giorni consecutivi senza pioggia (CDD), calcolati entrambi in termini di percentuale di giorni al mese, e valori massimi giornalieri (RX1DAY), sul periodo 1989-2020. 

Scenari climatici per il futuro

Gli scenari climatici elaborati per la presente analisi prendono in considerazione, con orizzonte temporale a fine secolo, la temperatura media stagionale e il WSDI – Warm Spell Duration Index, indice  rappresentativo delle ondate di calore su base stagionale. Più nel dettaglio, WSDI indica il numero di giorni in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile della temperatura massima stagionale per almeno 6 giorni consecutivi.

Per quanto attiene il trend di crescita della temperatura media si vede come lo scenario senza politiche climatiche sia quello che riporta incrementi maggiori specie nella stagione estiva (con incrementi di circa 6 gradi su 100 anni, nell’ipotesi di un trend lineare)  ed autunnale (con incrementi di circa 5 gradi su 100 anni, nell’ipotesi di un trend lineare).

Lo scenario con politiche climatiche invece riporta delle variazioni analoghe per tutte le stagioni con incrementi di circa 2°C su 100 anni (nell’ipotesi di un trend lineare).


Nei grafici sono riportati i cambiamenti della temperatura media stagionale per i modelli EURO-CORDEX. Il colore rosso è associato allo scenario senza politiche climatiche, il colore blu allo scenario con politiche climatiche. La linea spessa indica l’ensemble mean (la media dei risultati prodotti da diversi modelli) a parità di scenario considerato. L’area colorata rappresenta la deviazione standard, ovvero la dispersione dei modelli che costituiscono l’insieme dei modelli EURO-CORDEX, attorno al valore medio, a parità di scenario.

Per quanto riguarda il trend stagionale atteso del numero di giorni molto caldi (WSDI) si evidenzia una crescita generalizzata, che è molto più marcata nello scenario senza politiche climatiche.


Nei grafici sono riportati i cambiamenti dell’indicatore WSDI per i modelli EURO-CORDEX. Il colore rosso è associato allo scenario senza politiche climatiche, il colore blu allo scenario con politiche climatiche. La linea spessa indica l’ensemble mean (la media dei risultati prodotti da diversi modelli) a parità di scenario considerato. L’area colorata rappresenta la deviazione standard, ovvero la dispersione dei modelli che costituiscono l’insieme dei modelli EURO-CORDEX, attorno al valore medio, a parità di scenario.

Per  quanto attiene invece il trend di precipitazione, sia per valori cumulati che per gli estremi giornalieri su base stagionale, è da considerarsi che esso è un parametro molto complesso da valutare che dipende da molteplici fattori e quindi l’influsso dei cambiamenti climatici risulta meno evidente rispetto a quello che emerge analizzando le tendenze della temperatura. In particolare le variazioni della precipitazione stagionale sono caratterizzate, come riportato nella tabella che segue,  da notevole incertezza[1] ad eccezione della pioggia estiva per lo scenario con politiche climatiche, per la quale vi è un buon accordo tra modelli nell’indicare un decremento di tale variabile (quindi una diminuzione dell’intensità delle piogge su tali stagioni).

[1] La stima dell’incertezza è rappresentata dalla deviazione standard, che consente di definire un intervallo di variazione intorno al valore medio (Von Trentini et al., 2019). L’analisi dell’incertezza è fondamentale per l’interpretazione dell’indicatore, poichè fornisce una misura del grado di accordo tra i diversi modelli climatici dell’ensemble EURO-CORDEX. In altre parole, quanto più è basso il valore di deviazione standard tanto più sarà elevato il grado di accordo tra i modelli climatici, e viceversa. (Von Trentini et al.; 2019)

Stagione

RCP 4.5

RCP 8.5

Variazione attesa [%]

(media EURO-CORDEX)

Range di

incertezza [%]

Variazione attesa [%]

(media EURO-CORDEX)

Range di

incertezza [%]

Inverno

+1

±7

+1

±8

Primavera

-6

±9

-6

±9

Estate

-17

±15

-8

±20

Autunno

+2

±12

+7

±16

Variazione media attesa sul dominio di interesse come fornito dall’ensemble EURO-CORDEX e relativa stima dell’incertezza, per i due scenari di concentrazione e le diverse stagioni, per l’indicatore PRCPTOT (precipitazione cumulata)

Se si considerano le variazioni stagionali riportate dal singolo modello COSMO CLM, alla risoluzione di 8 km, utilizzando una configurazione ottimizzata sull’Italia (variazione per il periodo 2035-2065 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010), si nota, per lo scenario con politiche climatiche,  una diminuzione delle piogge primaverili e anche estive ma solo nella zona più interna, mentre per la zona costiera settentrionale si osserva un segnale di incremento. Si nota invece un incremento per le piogge autunnali e una sostanziale stazionarietà per quelle invernali.

Per lo scenario senza politiche climatiche, il modello COSMO-CLM indica un aumento nel periodo autunnale ed invernale e una diminuzione delle piogge primaverili ed estive.


Variazione spaziale dell’anomalia della precipitazione stagionale per il periodo 2036-2065 rispetto al periodo 1981-2010 con il modello COSMO-CLM ad 8 km.


Variazione spaziale dell’anomalia dei massimi di precipitazione giornaliera per stagione, per il periodo 2036-2065 rispetto al periodo 1981-2010 con il modello COSMO-CLM ad 8 km.

Per quanto riguarda gli estremi di precipitazione, anche in questo caso si nota una forte incertezza dei modelli dell’ensemble EURO-CORDEX per entrambi gli scenari, come riportato nella tabella qui di seguito.

Se invece si considerano i valori riportati dal singolo modello COSMO CLM,   (variazione per il periodo 2036-2065 rispetto al periodo di riferimento 1981-2010) si nota, per lo scenario con politiche climatiche, un incremento massimo di pioggia giornalieria nella stagione autunnale, un lieve decremento per quella primaverile e trend di segno opposto all’interno dell’area per le rimanenti stagioni.

Per lo scenario senza politiche climatiche, invece, viene riportato un incremento dei massimi di pioggia giornalieri nella stagione invernale ed autunnale, mentre per la stagione estiva per la maggior parte dell’area analizzata vi è un trend di diminuzione degli estremi.

Stagione

RCP 4.5

RCP 8.5

Variazione attesa [%]

(media EURO-CORDEX)

Range di

incertezza [%]

Variazione attesa [%]

(media EURO-CORDEX)

Range di

incertezza [%]

Inverno

+6

±9

+7

±7

Primavera

+3

±8

+5

±9

Estate

-7

±16

0

±19

Autunno

+7

±10

+13

±15

Variazione media attesa sul dominio di interesse come fornito dall’ensemble EURO-CORDEX e relativa stima dell’incertezza, per i due scenari di concentrazione e le diverse stagioni, per l’indicatore RX1DAY (massima precipitazione giornaliera)

Roma e il CLIMA: passato e futuro

Paola Mercogliano, Veronica Villani, Mario Raffa, Giuliana Barbato
Tutti gli autori  sono afferenti o affiliati alla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

Roma e gli IMPATTI connessi ai cambiamenti climatici

Gli impatti dei cambiamenti climatici sulla scala urbana per la città di Roma

Il cambiamento climatico e i suoi effetti all’interno dei contesti urbani rappresentano una questione critica, considerando anche le implicazioni del cambiamento climatico sul comfort umano e sui danni fisici all’ambiente costruito (Kazmierczaket al. 2019).

Nelle aree urbane in Italia vive oltre il 56% della popolazione, e gran parte di quest’ultima si concentra all’interno delle cosiddette “medie-grandi città” (Spano et al. 2020). In questo contesto, Roma è considerato il comune più popoloso d’Italia (2.808.293 abitanti) e il terzo dell’Unione europea dopo Berlino e Madrid (ISTAT 2020). ­

Il 24% del territorio di Roma è suolo consumato, e gran parte di esso risulta essere impermeabilizzato (91%, circa 28.256 ettari). Questo dato, se confrontato con Milano (58% di suolo consumato, circa 10.500 ettari), sembra confortante, ma – tuttavia – è necessario considerare che Milano, come altre città italiane (e.g. Firenze o Torino), presenta un’estensione territoriale molto inferiore rispetto a Roma, ed è caratterizzata da una densità abitativa significativamente più elevata (Roma Capitale 2021). Tutti questi aspetti rendono il comune di Roma particolarmente vulnerabile alle conseguenze derivanti dagli impatti del cambiamento climatico.

Dal 2010 al 2020, infatti, a Roma si sono verificati 42 eventi estremi (fra cui episodi di trombe d’aria e ondate di calore), di cui oltre la metà hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense (Legambiente 2020b). Per far fronte a questi rischi, già riscontrabili, la città di Roma ha iniziato a intraprendere alcune misure per agire preventivamente. Già dal 2009, infatti, Roma ha aderito formalmente al Patto dei Sindaci, assumendosi quindi l’impegno di ridurre le emissioni climalteranti del proprio territorio di almeno il 40% entro il 2030 (Covenant of Mayors 2020).

Inoltre, la città è entrata a far parte del network mondiale delle città per la lotta ai cambiamenti climatici (C40) che mira ad aumentare le attività connesse alle strategie di resilienza all’interno dei contesti urbani (C40 2021).

Gli eventi di temperatura estrema e lo stress da calore per la cittadinanza

Roma è una delle città italiane più densamente costruite e presenta una varietà molto ampia di situazioni insediative (ISPRA 2014). Infatti, le dimensioni degli isolati urbani differiscono all’interno della città, secondo i diversi periodi storici di costruzione. Le zone centrali sono caratterizzate da grandi blocchi omogenei che collegano una complessa rete stradale, mentre le aree verdi sono soprattutto concentrate nella periferia della città. Inoltre, molti quartieri di Roma sono caratterizzati da alti edifici e da alta densità urbana, creando alti canyon che intrappolano il calore radiante nelle loro pareti. Questo fenomeno – unito ai livelli di inquinamento piuttosto alti e al calore esaurito dagli edifici con aria condizionata – può aumentare ulteriormente le temperature percepite (ed effettive) all’interno della città (Guattari et al. 2018), favorendo così il verificarsi delle cosiddette isole di calore urbano (UHI).

Con una temperatura media massima superiore ai 30°C, l’estate a Roma è molto calda e con l’incremento di emissioni in atmosfera, tali anomalie climatiche sono destinate a crescere. Se si osservano i risultati delle indagini sugli aumenti delle temperature all’interno della città, si nota come a Roma si sia verificato un aumento pari a circa +3.65°C dal 1960, rispetto alla media storica 1971-2000 (Legambiente 2020a). Nel solo 2018, a Roma (come a Palermo, Cagliari e a Bari), i giorni estivi in media sono stati +133.16 in più rispetto al valore medio 2007-2016 (Legambiente 2020b). Infatti, nel corso degli ultimi decenni, a causa dei cambiamenti climatici, nella città si è registrato un aumento dell’intensità delle ondate di calore con temperature estreme e condizioni avverse, sia di giorno sia di notte (Guattari et al. 2018). Si stima che all’interno dell’area urbana, negli ultimi anni – con ondate di calore particolarmente intense e persistenti – siano attribuibili fino a 600 decessi dovuti alle elevate temperature tra la popolazione over 65 anni (Legambiente 2020a; D’Ippoliti et al. 2010; Michelozzi et al. 2005).  Infatti, secondo gli studi della WHO, l’Italia ha i più alti effetti del calore sulla mortalità giornaliera considerando le temperature calde (90°-99° percentile); effetti significativi soprattutto nei centri urbani di più grandi dimensioni (WHO 2018). Diversi studi hanno infatti dimostrato come il calore abbia un considerevole effetto significativo sulla frazione media di decessi attribuibili nella città, durante il periodo estivo (de’Donato et al. 2015; Leone et al. 2013; Baccini et al. 2011).

Nella figura che segue, è possibile visionare la distribuzione spaziale delle UHI, al fine di determinare la loro localizzazione e la relativa intensità (VITO 2016). Questa informazione risulta essere particolarmente rilevante in quanto le ondate di calore, così come le UHI, determineranno conseguenze sempre più significative sulla salute delle persone (de’Donato et al. 2019) così come sul sistema urbano in generale.


Distribuzione dell’intensità delle isole di calore all’interno della Città di Roma (VITO, 2016) – https://www.urban-climate.eu/services/eu_cities/

Con orizzonte al 2100, le proiezioni nell’ambito della ricerca Espon Climate indicano per la Provincia di Roma, un aumento delle temperature medie annuali compreso tra +3.6 e +4.0 °C ed un relativo incremento della numerosità dei summer days compreso tra 20 e 30 giorni/anno (dati ISPRA 2014). Allo stesso modo, all’interno dell’applicazione presente presso la Piattaforma Copernicus, è evidenziata l’evoluzione del numero di giorni di ondate di calore nei mesi più caldi  nel corso degli anni, così come le morti attribuibili al calore per gli individui over 65+ per il periodo storico (1976-2005) e per i due scenari futuri (2031-2060; 2071-2100). Inoltre, si tengono in considerazione tre tipologie di opzioni: (i) business as usual, (ii) adattamento al cambiamento climatico e (iii) la variazione demografica della popolazione residente (Copernicus Climate Data Store 2021).

La figura qui di seguito mostra il trend in evoluzione del numero di ondate di calore secondo lo scenario di riferimento, mentre nella figura successiva sono state riportate le morti attribuibili alle ondate di calore considerando il clima attuale e futuro. sotto diversi scenari di emissione e scenari socio-economici.


Andamento del numero di ondate di calore (giorni/anno) secondo lo scenario di riferimento – https://cds.climate.copernicus.eu/cdsapp#!/software/app-health-urban-heat-related-mortality-projections?tab=app


Morti attribuibili alle ondate di calore considerando il clima attuale e futuro. Il grafico mostra la mediana, gli intervalli interquartili e gli outlier dei modelli climatici regionali sotto diversi scenari di emissione e scenari socio-economici (per colore) – https://cds.climate.copernicus.eu/cdsapp#!/software/app-health-urban-heat-related-mortality-projections?tab=app

Per una maggiore comprensione della variazione delle ondate di calore, nella tabella che segue sono riportati i valori inerenti al numero di giorni di ondate di calore attesi in un anno secondo lo scenario RCP 4.5 e RCP 8.5, rispetto al periodo storico di riferimento (1976-2005):

 

RCP 4.5

giorni / anno

2000

2020

2040

2060

2080

5.1

(4.4; 5.9)

10.6

(8.8; 12.4)

18.4

(15.3; 21.4)

25.3

(22.0; 28.6)

27.7

(24.1; 31.3)

RCP 8.5

giorni / anno

2000

2020

2040

2060

2080

5.1

(4.1; 6.0)

10.5

(8.2; 18.8)

21.1

(16.8; 25.4)

36.8

(30.8; 42.8)

54.2

(48.5; 59.8)

Panoramica del numero di ondate di calore (in giorni/anno) per anno e per scenario climatico di riferimento (media, limite inferiore, limite superiore).

I valori nella tabella successiva, infine, mostrano con chiarezza i risultati raggiunti dallo studio in merito all’evoluzione del numero di morti per individui con età 65+, secondo le tre tipologie di scenario socio economico, in base alle proiezioni climatiche di riferimento (Copernicus Climate Data Store 2021).

Historical

RCP 4.5

RCP 8.5

1976-2005

2020-2050

2050-2080

2020-2050

2050-2080

Business

as usual

20.1

(3.8 – 38.8)

108.5

(32; 203.3)

114.9

(27.8; 216.2)

211.6

(96.6; 345)

337

(126; 596.2)

Popolazione

(variazione

demografica)

202.4

(56.9; 407.8)

222.1

(40.2; 434.1)

418.5

(175.4; 732.8)

667.3

(227.8; 1,265.3)

Adattamento

79.1

(22.1; 147.2)

84.8

(20.7; 158.2)

154.8

(73.7; 249)

242.6

(89.5; 435.6)

Adattamento +

popolazione

151.3

(35.1; 293.8)

161.2

(38.7; 314.7)

303

(141.5; 540.5)

492.1

(145.9; 939.6)

Panoramica del numero di morti attribuibili al calore nei mesi di giugno, luglio e agosto (mediana, valore minimo, valore massimo)

I risultati mostrano con chiarezza come in base allo scenario climatico considerato il numero di morti attribuibili sia più (RCP 8.5) o meno (RCP 4.5) rilevante. Inoltre, se si guardano i valori mediani afferenti ai diversi scenari socio-economici, è evidente come nonostante l’adattamento contribuisca a diminuire il numero di morti attribuibili per la città di Roma – sia in condizioni di popolazione costante sia in condizioni di popolazione mediamente più anziana – rispetto allo scenario business as usual – l’aspetto più gravoso sull’incidenza della mortalità è attribuibile alla variazione demografica della popolazione.

Gli impatti degli eventi di precipitazione estrema

La gestione del reticolo idrografico e dei rischi ad esso connessi è demandata al Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico e al Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, entrambi di livello sovracomunale. All’interno di tali strumenti normativi, e in ottemperanza alla Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, il territorio della Città di Roma ricade nell’area omogenea “Bacino del tratto metropolitano del F. Tevere, Corridoi Fluviali del Tevere ed Aniene e Corridoi Ambientali dell’Area metropolitana, Area della foce del Tevere e Comprensorio bonifica” identificati nel Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale (PRGA – Schede conoscitive). I corsi d’acqua di riferimento del territorio sono il Tevere e l’Aniene e i relativi corsi d’acqua secondari, per un’estensione del bacino complessivo di circa 17200 km2.

La presenza di un reticolo idrografico urbano rende la Città di Roma da sempre particolarmente esposta ai fenomeni di urban flooding, soprattutto in occasione di eventi estremi di precipitazione particolarmente intensi. Nonostante la presenza nel territorio di uno dei più rilevanti corsi d’acqua italiani, tuttavia, non sono trascurabili i rischi derivanti da pluvial flooding, ovvero allagamenti localizzati causati dal mancato o difficoltoso smaltimento delle acque piovane da parte del sistema fognario. Entrambe le tipologie di evento potrebbero essere ulteriormente aggravate dal potenziale effetto dei cambiamenti climatici alla scala sia di bacino (con possibili modifiche nelle caratteristiche di stagionalità e nei cumulati mensili di precipitazione, con ripercussioni sull’idrologia dei corsi d’acqua principali), sia urbana (con possibile aumento in frequenza e magnitudo degli eventi estremi) (Filpa & Ombuen, 2014). Di Salvo et al. (2017) riporta una lista di allagamenti localizzati registrati dall’Ufficio di Protezione Civile cittadino per un totale di oltre 750 eventi dal 2001 al al 2014. Si osserva in particolare una maggiore densità di eventi dopo il 2008, ascrivibile in parte a possibili effetti dei cambiamenti climatici, in parte alla maggiore disponibilità di dati per effetto dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. La che segue, mostra la mappa di pericolosità da pluvial flooding, ottenuta da Di Salvo et al. (2017) attraverso un semplice approccio geomorfologico, sovrapposta alla mappa di pericolosità da river flooding messa a disposizione nell’ambito della pianificazione di bacino.


Pericolosità da river flooding e da pluvial flooding (tratto da Di Salvo et al., 2017).

La tabella che segue riporta la variazione percentuale attesa, per effetto dei cambiamenti climatici, nella portata giornaliera massima annuale corrispondente a diversi tempi di ritorno e per diversi orizzonti futuri, rispetto al periodo di riferimento 2071-2100, per tre diversi scenari RCP. Tale informazione è fornita dal servizio Copernicus C3S nell’ambito del dataset grigliato Water Quantity Indicators for Europe, con risoluzione spaziale pari a 5 km, ed è il risultato dell’applicazione di un ensemble di modelli climatici Euro-CORDEX e di un ensemble di modelli idrologici (https://cds.climate.copernicus.eu/cdsapp#!/dataset/sis-water-quantity-swicca). I valori in tabella, ottenuti come media spaziale sul territorio comunale, mostrano una notevole variabilità.

A parità di scenario di concentrazione, le maggiori criticità sono da attendersi sul medio termine sotto gli scenari RCP 2.6 (dove sul lungo periodo sono comunque da attendersi minori incrementi rispetto al breve termine, coerentemente con l’applicazione delle strategie di mitigazione previste da tale scenario) e RCP 4.5 (dove criticità notevolmente minori sono attese sul lungo periodo e soprattutto sul breve periodo, e dove si osserva una certa variabilità per i diversi periodi di ritorno), mentre per lo scenario RCP 8.5 il maggior incremento di portata è previsto sul lungo periodo (con un incremento di criticità via via crescente nel tempo).

A parità di orizzonte temporale, per il breve termine non si registra una significativa differenza tra i diversi scenari di concentrazione, e i cambiamenti attesi non sono omogenei per i diversi tempi di ritorno.

Per il medio termine, lo scenario RCP 4.5 risulta quello mediamente più critico per i diversi tempi di ritorno, anche se gli incrementi attesi per gli altri scenari di concentrazione sono solo di poco inferiori. Per il lungo periodo, un netto aumento di criticità è da attendersi spostandosi dallo scenario RCP 2.6 a RCP 4.5 e infine RCP 8.6. Infine, i valori in tabella mostrano che le variazioni in portata estrema più critiche devono attendersi per i periodi di ritorno intermedi, sebbene esse risultino significative anche per tutti i tempi di ritorno. In altre parole, valori di portata estrema già elevati sotto le condizioni di clima odierno sono attesi aumentare sia in magnitudo sia in frequenza.

Scenario

RCP 2.6

RCP 4.5

RCP 8.5

Orizzonte

Temporale

2011-2040

2041-2070

2070-2100

2011-2040

2041-2070

2070-2100

2011-2040

2041-2070

2070-2100

T=2 anni

22.56

52.17

16.70

34.91

43.31

52.38

30.76

38.28

55.32

T=5 anni

42.15

69.34

29.96

45.83

72.94

56.73

47.14

58.24

68.84

T=10 anni

49.83

76.80

35.28

50.72

84.88

59.09

53.70

66.22

74.85

T=50 anni

60.45

87.74

42.91

58.04

101.94

62.81

62.76

77.33

83.61

T=100 anni

22.56

52.17

16.70

34.91

43.31

52.38

30.76

38.28

55.32

Variazione percentuale della portata giornaliera massima annuale per vari periodi di ritorno T e per diversi orizzonti temporali futuri rispetto al periodo di riferimento 1971-2000. I valori sono ottenuti considerando l’ensemble mean, e sono mediati tra diversi modelli idrologici disponibili.

La figura che segue mostra, infine, il cambiamento percentuale atteso, per effetto dei cambiamenti climatici, nella portata giornaliera massima annuale corrispondente ad un periodo di ritorno di 100 anni per l’orizzonte futuro 2071-2100 e per tre diversi scenari RCP.

La figura permette di apprezzare l’elevata variabilità spaziale della variazione attesa di portata estrema all’interno del territorio della Città Metropolitana, con variazioni anche negative attese localmente, ed in particolare sulla fascia costiera, e massimi che attingono valori superiori a +200% in particolare sotto gli scenari di concentrazione più critici.

La figura conferma inoltre la maggiore criticità dello scenario RCP 8.5 per l’orizzonte temporale futuro a lungo termine, con l’attingimento dei valori massimi di variazione percentuale di portata estrema.


Cambiamento percentuale atteso per l’orizzonte futuro 2071-2100, rispetto al periodo di riferimento 1971-2000, fornito dal dataset Water Quantity Indicators for Europe.

Roma e gli IMPATTI connessi ai CAMBIAMENTI CLIMATICI

Paola Mercogliano, Roberta Padulano, Marta Ellena
Tutti gli autori  sono afferenti o affiliati alla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

Roma e la sua VALUTAZIONE DEL RISCHIO da cambiamenti climatici

  • Analisi della Valutazione dei Rischi Climatici – Nota Metodologica

    La sezione rischi climatici presenta l’analisi del contesto e delle modalità con cui il governo locale ha condotto la valutazione dei rischi climatici a livello comunale.

    La metodologia applicata nello studio si basa su un più ampio framework[1] (figura 1a) elaborato dal CMCC nell’ambito del Peer Review Programme 2020-2022[2], programma finanziato dalla Commissione Europea (CE) – Direzione Generale European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations (DG ECHO). Tale framework, che costituisce un quadro di riferimento esaustivo per condurre un’analisi della gestione del rischio da disastri nel suo complesso, presenta una sezione dedicata alla valutazione dei rischi (figura 1b), intesa come il processo intersettoriale di identificazione, analisi e valutazione dei rischi che insistono sul territorio e che costituisce la base per la definizione di strategie e di piani di riduzione del rischio da disastri e di resilienza.

    [1] Mysiak J, Casartelli V and Torresan S (2021). Revised Peer Review Assessment Framework. Peer review program of the disaster risk management across the countries of the Union Civil Protection Mechanism, 2021-2022

    [2] https://ec.europa.eu/echo/what-we-do/civil-protection/peer-review_en


    Fig.1a – aree di analisi presenti nel quadro di riferimento Peer review assessment framework (Mysiak J, 2021)


    Fig.1b – Sottosezioni di analisi relative all’area di analisi Risk assessment (Mysiak J, 2021)

    Sebbene la valutazione dei rischi considerata nel framework sia riferita a un’analisi di tipo tradizionale, e dunque finalizzata all’individuazione del livello di rischio attuale in riferimento ai diversi pericoli di origine naturale e antropica che insistono sul territorio, è possibile applicare la medesima struttura per condurre l’analisi della valutazione dei rischi in prospettiva climatica.

    L’analisi indaga molteplici aspetti inerenti il processo di valutazione, che vengono visualizzati in figura 1b come diversi spicchi che concorrono alla definizione della valutazione nel suo complesso, vale a dire: quadro normativo e procedurale di riferimento, identificazione dei rischi, analisi dei rischi, valutazione dei rischi, comunicazione dei rischi e capacità di condurre la valutazione dei rischi. Di seguito vengono brevemente sintetizzati i diversi aspetti considerati nell’ambito di ciascun componente.

    L’analisi del quadro normativo e procedurale di riferimento si focalizza sugli aspetti legislativi e istituzionali, indagando le modalità in cui il processo di valutazione dei rischi climatici viene governato e contestualizzato a livello locale. Inoltre, viene approfondito il coinvolgimento delle diverse istituzioni e dei portatori di interesse, distinguendo ruoli e responsabilità nel processo di valutazione dei rischi.

    L’identificazione dei rischi analizza la metodologia con cui sono stati individuati i pericoli rilevanti legati ai cambiamenti climatici e che, di conseguenza, sono oggetto di analisi in termini di localizzazione, quantificazione e valutazione dei potenziali impatti.

    L’analisi dei rischi approfondisce e descrive i metodi che sono stati applicati nell’esame, se possibile distinguendo tra qualitativi, semi-quantitativi – basati su matrice di rischio e indicatori, quantitativi – deterministici e probabilistici. In questo contesto si identificano le tipologie di impatti considerate, tipicamente salute umana, attività economiche, ambiente, impatti di natura socio-politica, e si indaga la modalità e la scala utilizzate per l’aggregazione e la presentazione dei risultati finali.

    La valutazione dei rischi identifica la metodologia applicata per valutare l’accettabilità o meno del livello di rischio ottenuto e la conseguente necessità di definizione, adozione e attuazione di misure di mitigazione e/o di adattamento.

    La comunicazione dei rischi descrive il processo di comunicazione e disseminazione dei risultati dell’intero processo di valutazione ai cittadini, alla società civile, ai decisori politici, alle diverse istituzioni e ai molteplici portatori di interesse. Vengono analizzate le modalità con cui gli scenari di rischio sono resi disponibili, la scala e le metriche utilizzate.

    La sezione inerente le capacità riguarda l’analisi delle risorse amministrative, tecniche e finanziarie disponibili presso l’amministrazione comunale per condurre e supportare la valutazione dei rischi climatici.

    Le informazioni raccolte e analizzate sono state sistematizzate in un documento descrittivo di sintesi, accompagnato da una serie di grafici ottenuti dall’applicazione di una scheda di valutazione. Al fine di sintetizzare i risultati dell’analisi, infatti, si è definito e applicato uno specifico metodo di caratterizzazione degli stessi, mutuando l’approccio utilizzato nella Disaster resilience scorecard for cities[1] nell’ambito della campagna Making Cities Resilient, a cura di UNDRR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction).

    Nell’ambito di ciascuna delle sei sotto-sezioni precedentemente descritte sono stati definiti una serie di indici rappresentativi di aspetti chiave analizzati: inquadramento normativo; interistituzionalità e partecipazione di stakeholders; individuazione dei principali pericoli climatici; metodologia di analisi dei rischi climatici, valutazione dei rischi e prioritizzazione degli interventi, informazione e comunicazione al pubblico e disseminazione dei risultati. Per ogni indice è stato definito un criterio di valutazione/caratterizzazione assegnato sulla base delle informazioni presenti nella documentazione analizzata inerente la valutazione dei rischi a livello locale e, qualora possibile, di informazioni raccolte contattando direttamente personale del Comune coinvolto nel processo. I risultati ottenuti sono rappresentati in grafici a radar, che sintetizzano il posizionamento di ogni città relativamente a ciascun indice.

    Risultano, quindi, di immediata individuazione le buone pratiche già in essere e le aree di miglioramento in relazione agli aspetti chiave della valutazione dei rischi climatici a livello locale per ogni città analizzata. Inoltre, viene assicurata la comparabilità del posizionamento delle diverse città sulla base di una metrica comune.

    [1] https://www.unisdr.org/campaign/resilientcities/toolkit/article/disaster-resilience-scorecard-for-cities

Quadro normativo e procedurale di riferimento

Roma è la prima città in Italia a essersi dotata di una Strategia di Resilienza, documento sviluppato nell’ambito dell’iniziativa 100 Resilient Cities (100RC), che consentirà alla capitale di attuare soluzioni integrate per affrontare le sfide attuali e future legate ai cambiamenti climatici . Dal 2013 Roma ha seguito il processo semi-standardizzato suggerito dalla Fondazione Rockefeller per redigere una Valutazione Preliminare di Resilienza  che ha successivamente portato alla definizione della Strategia di Resilienza.

Roma Capitale ha aderito al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia nel 2017, assumendosi l’impegno di ridurre le emissioni climalteranti del proprio territorio di almeno il 40% entro il 2030 e di redigere il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima (PAESC), inerente le strategie di mitigazione e di adattamento climatico urbano. Il PAESC è stato approvato dalla Giunta comunale il 14 maggio 2021.

Roma, inoltre, è parte attiva del network C40, una rete globale di grandi città che operano per sviluppare e implementare politiche e programmi volti alla riduzione dell’emissione di gas serra e dei danni dei rischi ambientali causati dai cambiamenti climatici. In qualità di partner del network, il Comune ha sviluppato una serie di azioni volte a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 tramite l’adozione del PAESC, piano strategico che interessa ogni settore dell’Amministrazione.

Identificazione dei rischi

Gli studi effettuati nell’ambito di 100RC evidenziano tra le principali sfide per la città le alluvioni fluviali legate alla presenza del fiume Tevere, le alluvioni pluviali dovute a eventi meteorici estremi e le ondate di calore. Nell’ambito della definizione della Valutazione Preliminare di Resilienza prevista da 100RC, infatti, si è svolto un processo di consultazione pubblica che ha visto la partecipazione di 400 stakeholders al fine di individuare le situazioni di rischio più rilevanti a cui la città è esposta, distinguendo tra shock immediati e fattori di stress cronico. Tramite workshops, focus groups e interviste, sono stati identificati tra i principali shocks legati ai cambiamenti climatici le alluvioni fluviali, le alluvioni pluviali improvvise dovute alla difficoltà di smaltimento delle acque meteoriche da parte del sistema di drenaggio urbano e le ondate di calore. Tra gli stress sono stati annoverati la siccità, l’aumento delle temperature e l’aumento della frequenza di precipitazioni intense.

Rischio ondate di calore.
Le analisi riportate nel PAESC mostrano come le ondate di calore stiano aumentando per intensità, frequenza e durata: in soli 60 anni, infatti, la temperatura media annuale è aumentata di 3,65 gradi dal 1960. A supportare tali dati si sono aggiunti anche gli studi sulla percezione di tali fenomeni da parte della popolazione, che hanno confermato l’evidente trend riscontrato e, in particolare, gli effetti tra la popolazione del fenomeno dell’isola di calore urbana (Urban Heat Island), esacerbato negli ultimi decenni anche dall’aumento delle temperature globali.

L’anno 2018 risulta essere particolarmente significativo: le notti tropicali (temperatura minima >20°C) registrate sono state 55, con un’anomalia rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000 pari a +22 notti e la temperatura media è stata pari 18°C, superiore di 2,3 gradi rispetto alla temperatura media dello stesso periodo di riferimento. Quest’ultimo dato è superiore alla media dei grandi comuni, dove l’aumento rispetto allo stesso periodo è stato di 1,5 gradi. Inoltre, sempre secondo il rapporto finale BES, l’indice rappresentativo del numero di giorni interessati da ondate di calore in un anno, nel 2018 a Roma ha raggiunto quota 73 giorni con un aumento di 63 rispetto alla media climatologica: si tratta del valore più alto registrato fra i grandi comuni, che in media fanno registrare un aumento di +9 rispetto alla media 1971-2000.

Rischio alluvioni.
L’identificazione del rischio alluvionale ha considerato dati inerenti eventi storici, in particolare l’evento di piena del Tevere del novembre 2012 e gli eventi verificatisi nel 2014 e nel 2015, durante i quali si sono documentate esondazioni del Tevere, dell’Aniene e del reticolo secondario. In riferimento agli allagamenti urbani, sono stati identificati e analizzati i dati di eventi meteorici estremi dell’ultimo decennio che hanno avuto impatti sul tessuto urbano. Il rischio di allagamenti che insiste sulla città sta aumentando considerevolmente anche a causa dell’impermeabilizzazione del suolo: Roma è la città in Italia con il più elevato consumo di suolo registrato negli anni 2018 e 2019. Inoltre, l’82% del consumo totale si registra nelle aree soggette a inondazioni, con gravi conseguenze in termini di danni attesi a seguito di piogge estreme.

Analisi dei rischi

Nel PAESC la valutazione del rischio climatico è stata condotta utilizzando, oltre ad altri strumenti, il Climate risk assessment sviluppato dal Climate Action Planning Resource Centre del network C40. Un gruppo di lavoro intersettoriale (GdL), che ha visto la partecipazione anche del Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale, ha individuato i fattori di rischio della città e, per ciascun tipo di rischio climatico (tra cui ondate di calore, alluvioni e allagamenti urbani) ha analizzato tre tipologie di dati: dati climatici, cartografia dei rischi e cartografia di settore. I risultati delle elaborazioni presentano grafici che sintetizzano la rilevanza di ciascun rischio in termini di ricorrenza e impatto.

Ondate di calore.
Il rischio è stato valutato nel PAESC utilizzando un approccio qualitativo. Considerando l’incidenza e la frequenza di notti tropicali, utilizzando dati storici del trentennio 1971-2000 e 1981-2010, si è evinto un deciso incremento di tali indici dovuto sia all’effetto dell’aumento generalizzato delle temperature, sia all’effetto dell’isola urbana di calore. L’analisi evidenzia che il fenomeno si verifica non solo nelle aree centrali, ma anche in aree più periferiche della città.

L’aumento delle temperature, anche notturne, rappresenta un fattore di rischio soprattutto per le fasce della popolazione più fragili, o che vivono in condizioni socio-economiche disagiate. Inoltre, un ulteriore rischio associato all’aumento delle temperature è rappresentato dalla proliferazione di insetti.

La presenza di una diffusa cementificazione, superfici asfaltate che prevalgono su aree verdi, emissioni di autoveicoli, di impianti industriali e di sistemi di aria condizionata amplificano gli effetti dell’aumento della temperatura dell’aria. Questo contribuisce a determinare il riscaldamento urbano  caratterizzato dall’aumento del differenziale termico tra aree urbane e aree rurali, e dalla riduzione di quello fra temperatura diurna e notturna, dando vita alle isole di calore (Urban Heat Islands UHI).

Alluvioni fluviali.
In riferimento alle inondazioni fluviali che interessano il Comune di Roma, nel PAESC si sono analizzati gli eventi storici dal 2004 al 2018 e i livelli di altezza massima registrati alle stazioni idrometriche di Ripetta (fiume Tevere) e Ponte Salario (fiume Aniene), identificando due zone critiche in prossimità di Ponte Milvio e della foce del Tevere.

La città di Roma ricade nel Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale. Alla fine del 2020 si sono concluse le attività inerenti l’aggiornamento delle mappe di pericolosità e di rischio ai fini del successivo aggiornamento del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni. L’area metropolitana della città di Roma, compresa in un’Area a Potenziale Rischio Significativo (APSFR), è stata oggetto di modifiche e integrazioni alle mappe del primo ciclo di gestione, poiché sono stati condotti nuovi studi su aree non investigate precedentemente riferibili ad alcuni corsi d’acqua del reticolo minore. Ai fini della definizione della pericolosità è stata applicata una particolare procedura di modellazione idrologica ed idraulica bidimensionale impiegata per la definizione della modellazione idrologica di 14 corsi d’acqua tributari dei Fiumi Tevere e Aniene. Inoltre, è stata avviata una fase di analisi della propensione alle flash floods sul bacino del Tevere – area urbana di Roma in riferimento agli effetti dei cambiamenti climatici, che vedono tra le principali conseguenze l’aumento di frequenza di eventi brevi e intensi, con innesco di piene di tipo impulsivo.

Allagamenti urbani.
Nel PAESC viene considerato il rischio di allagamenti causati da eventi meteorici estremi e dovuti a un reticolo idrografico minore insufficiente allo smaltimento rapido delle acque. L’analisi dei dati pluviometrici relativi alle stazioni di Roma Urbe, Roma Ciampino e Roma Fiumicino ha evidenziato come le precipitazioni non mostrino significative variazioni quantitative, ma rilevino un’anomalia nella distribuzione oraria e stagionale delle precipitazioni. L’andamento delle precipitazioni è stabile su valori poco al di sotto degli 800mm annui, durante la stagione estiva si rileva un piccolo aumento e si evidenzia una maggiore frequenza di fenomeni temporaleschi di breve durata e forte intensità. Questi ultimi generano spesso allagamenti urbani nelle aree critiche dovuti a specifiche situazioni plano altimetriche del territorio, infrastrutturali o per reti di smaltimento inadeguate. Le esondazioni lampo hanno effetto principalmente nell’area metropolitana romana e costituiscono un fattore di rischio superiore e più frequente rispetto alle alluvioni urbane. L’area che presenta un rischio alluvionale più elevato è quella al delta del Tevere, nel quale alcuni settori densamente popolati si trovano a quota zero o inferiore a quella del mare .

In fase di stesura del PAESC, il Comune ha tenuto in considerazione i dati del Terzo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile di Roma Capitale (2020) e diversi studi scientifici tra cui, particolare, uno studio dell’Università Roma Tre del 2014 inerente l’analisi della vulnerabilità climatica della Città di Roma. Tale analisi utilizza il concetto di vulnerabilità così come definito dal quarto rapporto dell’IPCC, andando quindi ad esaminare le sue componenti di esposizione, sensibilità e capacità adattativa. Lo studio adatta e applica a livello urbano una metodologia promossa nell’ambito dell’ESPON 2013 programme[1], che ha mappato la vulnerabilità climatica dell’Europa e dell’Italia a livello provinciale. Lo studio definisce Unità di Analisi (UdA) rappresentative del territorio, identificando porzioni di città omogenee per morfologia urbana e tipologia edilizia e conducendo la valutazione dell’esposizione del sistema urbano ai picchi di calore e ad alluvioni e allagamenti causati da piogge estreme. Sono state prodotte tre Vulnerability Maps (VMs) ed una mappa di vulnerabilità aggregata che rappresenta la Climate Vulnerability Map of Rome 1.0 (CVMR 1.0).

[1] https://www.espon.eu/programme/espon/espon-2013-programme

Valutazione dei rischi

Nell’analisi dei rischi climatici presentata all’interno del PAESC, vengono studiate le Causal Loops e le Causal Chains con la metodologia sviluppata nel progetto europeo H2020 Smart Mature Resilience[1]. Questa analisi permette di individuare situazioni di rischio che tendono ad autoalimentarsi, interdipendenze tra rischi diversi, oppure concatenamenti di causa-effetto che portano ad eventi pericolosi. Le catene causali, rappresentate con il diagramma di Ishikawa sia per le ondate di calore che per le alluvioni urbane, sono studiate per identificare e prioritizzare le azioni di adattamento. Tra esse, vengono identificate quali prioritarie l’incremento e la costruzione della resilienza in relazione alle ondate di calore e a fenomeni di precipitazioni intense estremi e il miglioramento dei sistemi di allertamento (early warning). Più in dettaglio, viene proposta l’adozione di Nature Based Solutions, infrastrutture verdi e blu e la diminuzione del consumo di suolo, oltre che il miglioramento della previsione meteorologica a breve termine e l’adozione di piattaforme gestionali a supporto della gestione emergenziale.

Attraverso la partecipazione a diversi progetti, la città ha promosso ulteriori studi di dettaglio e pianificato la realizzazione di misure di mitigazione e adattamento, tra cui SUDS (Sustainable Urban Drainage Systems per Roma Capitale) inerente in particolare rischio idraulico e isole di calore, che si concentra su interventi come la realizzazione di infrastrutture verdi/blu, e la modellazione di arginature di contenimento e contrasto ai fenomeni di allagamento. Il progetto europeo SOIL4LIFE, invece, ha l’obiettivo di promuovere l’uso sostenibile del suolo in sede di pianificazione, aumentare la consapevolezza dei cittadini nei confronti della tutela del suolo, acquisire best-practices per la realizzazione delle aree verdi e per prevenirne il degrado.

Infine, lo studio realizzato dall’Università Roma 3 identifica le aree del Comune di Roma più vulnerabili ai rischi climatici, e gli aspetti tipologici e strutturali del tessuto urbano, così da essere uno strumento per le varie politiche decisionali e di pianificazione nell’ambito di strategie locali e nazionali di adattamento.

[1] https://smr-project.eu/home/

Comunicazione dei rischi

Nell’ambito della partecipazione al network 100RC, Roma ha elaborato una Strategia di Resilienza coinvolgendo attraverso focus group, sondaggi e workshops un numero elevato di stakeholders, rappresentanti delle autorità competenti in materia di infrastrutture e dei trasporti, di gestione delle acque, dipartimenti per l’ambiente e per il patrimonio culturale, professionisti, associazioni, imprese e cittadini . Inoltre, per costruire uno scenario delle sfide locali di resilienza, Roma si è avvalsa della collaborazione e della cooperazione di alcune città del mondo che hanno aderito al network, organizzazioni non governative, istituti di ricerca e imprese. L’approccio partecipativo, che ha riguardato anche la fase di identificazione di stress e shock, è un aspetto rilevante che persegue gli obiettivi di formazione e informazione dei principali portatori di interesse (in primis i cittadini) ai fini di un’efficace responsabilizzazione e aumento della consapevolezza. Nell’ambito del progetto Smarticipate, inoltre, la città si è dotata di una piattaforma tecnologica partecipativa che consente di avvicinare ulteriormente la cittadinanza e le pubbliche amministrazioni di livello locale al fine di uno allo sviluppo urbano sostenibile.

Capacità di valutazione dei rischi

Il Comune monitorerà costantemente l’attuazione della Strategia di Resilienza collaborando con tutti i dipartimenti di Roma Capitale e con una molteplicità di enti esterni quali, oltre al resto, Risorse per Roma, Protezione Civile Nazionale, Vigili del Fuoco, ARPA, Ministero della Transizione Ecologica, Ministero della Difesa. Pur non disponendo di una valutazione dei rischi approfondita e completa su tutto il territorio comunale, la città ha saputo sistematizzare le analisi condotte da Università e centri di ricerca e utilizzare tools forniti dalle reti a cui Roma ha aderito, ad esempio C40, per effettuare in autonomia valutazioni preliminari. Attraverso la partecipazione a progetti europei, il Comune sta sviluppando le proprie capacità tecniche e amministrative che supporteranno la redazione della valutazione dei rischi e la stesura e il monitoraggio dei piani di adattamento e resilienza nel prossimo futuro. Fondamentale è l’ascolto e la partecipazione della cittadinanza e degli stakeholders, promossi anche nell’ambito del PAESC.

_
Posizionamento della città di Roma in riferimento agli indici rappresentativi delle sezioni analizzate nel presente studio

Roma e la sua VALUTAZIONE DEL RISCHIO da cambiamenti climatici

Veronica Casartelli(*), Letizia Monteleone(*), Jaroslav Mysiak(*), Elisa Lamesso

Tutti gli autori  sono afferenti o affiliati alla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici eventuali ulteriori afferenze sono indicate insieme ai nomi degli autori
(*) Università Ca’ Foscari Venezia

Roma e i suoi STRUMENTI DI ADATTAMENTO ai cambiamenti climatici

Cosa c'è in questa sezione

Qui di seguito si presenta un documento che contiene la descrizione del metodo e dei risultati relativi alla valutazione di alcuni strumenti (strategie, piani, programmi, progetti) delle sei città campione (Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia), i quali possono avere un ruolo – esplicito o implicito – nel fronteggiare i rischi climatici. La ricerca è stata svolta tra febbraio e giugno 2021, col supporto di dirigenti e/o responsabili di diversi settori dei comuni considerati.

Il metodo si basa sull’applicazione di quattro criteri per l’analisi di strategie, piani, programmi, progetti, al fine di verificarne i contenuti rispetto al tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. I criteri derivano principalmente da analisi e sintesi della letteratura scientifica e poggiano in parte sui contenuti della Strategia europea (European Commission, 2013) e nazionale (MEPLS, 2015) di adattamento ai cambiamenti climatici (Tabella 1). I quattro criteri consentono potenzialmente di applicare il metodo a diverse scale e in diversi contesti territoriali (Ledda et al., 2021).

Per ciascuna città sono state prodotte delle schede infografiche di sintesi dei principali strumenti di cui la città dispone per fronteggiare i rischi climatici. Per ogni strumento sono indicati il riferimento temporale, i principali rischi climatici a cui lo strumento risponde e gli obiettivi di adattamento. Infine sono riassunte le principali azioni di adattamento su cui la città sta investendo/intende investire maggiormente, seguendo la seguente classificazione in categorie di azioni proposta dall’IPCC.

Roma e i suoi STRUMENTI DI ADATTAMENTO ai cambiamenti climatici

Antonio Ledda(*), Vittorio Serra(*), Maria Grazia Gavina Ruiu(*), Valentina Bacciu(**), Serena Marras(*), Valentina Mereu

Tutti gli autori  sono afferenti o affiliati alla Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici eventuali ulteriori afferenze sono indicate insieme ai nomi degli autori
(*) Università di Sassari, (**) CNR-Istituto per la BioEconomia

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ROMA IN SINTESI

Scarica l'infografica del Report per la città di Roma

Clima Roma

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