Dalle peer review alle politiche: il CMCC contribuisce ad una governance più efficace degli incendi boschivi
Gli incendi boschivi stanno diventando un rischio sempre più grave e complesso in tutta Europa, spinto dai cambiamenti climatici, dalle trasformazioni dell’uso del suolo e dalle pressioni socio‑economiche. Un nuovo studio del CMCC analizza come il rischio incendi è governato in Italia, Grecia e nel Brandeburgo, mostrando come le istituzioni responsabili della gestione di questo rischio lavorano concretamente insieme, e rivelando reti di governance fitte e intersettoriali, ma al tempo stesso fortemente gerarchiche e ancora poco propense a valorizzare l’expertise scientifica. Lo studio mira ad aiutare le autorità nazionali e regionali a individuare sia i punti di forza sia i punti ciechi nella governance del rischio incendi.
Il cambiamento climatico, i cambiamenti nell’uso del suolo e le pressioni socio‑economiche stanno trasformando gli incendi boschivi da processo principalmente ecologico a rischio sistemico complesso, che attraversa ecosistemi, infrastrutture, salute pubblica, risorse idriche, patrimonio culturale e mezzi di sussistenza rurali. Nonostante gli ingenti investimenti nelle capacità di spegnimento, gli incendi sono destinati a diventare più frequenti, estremi e distruttivi, sottolineando la necessità di soluzioni trasversali.
Un nuovo studio del CMCC, Understanding cross-sectoral wildfire risk governance: Lessons from mix-method analysis of the wildfire risk governance in Italy, Greece, and Land Brandenburg, mostra come la gestione di questa complessità richieda sistemi integrati di governance del rischio incendi che coprano l’intero ciclo di gestione del rischio di disastri – dalla prevenzione e preparazione alla risposta e al recupero – e coinvolgono un’ampia gamma di portatori di interesse, attraverso molteplici settori e livelli di governance.
“Gli incendi boschivi sono un rischio sociale complesso che richiede una collaborazione e un coordinamento più forti tra istituzioni, settori, mondo accademico, organizzazioni della società civile e comunità locali”, spiega la ricercatrice CMCC Dana Salpina, prima autrice dello studio. “La nostra ricerca mostra che migliorare il coordinamento e la condivisione della conoscenza tra i sistemi di governance sta diventando essenziale per rafforzare la resilienza al rischio di incendi boschivi alimentato dai cambiamenti climatici in Europa.”
Sulla base di recenti studi statistici sugli incendi in Europa, gli autori evidenziano forti aumenti sia nella superficie bruciata sia nel numero di grandi incendi, con 1.003.978 ettari bruciati nell’estate del 2025 in Europa – quasi quattro volte l’area registrata nello stesso periodo del 2024 – e un incremento del 60% nel numero di incendi rispetto alla media 2006–2023. Questi trend mettono in luce i limiti di risposte frammentate e settoriali e richiamano la necessità di adottare un approccio integrato alla gestione del rischio di incendi boschivi, che coinvolga l’intera amministrazione pubblica e l’intera società (“whole‑of‑government” e “whole‑of‑society”).
La Grecia è presentata come un hotspot mediterraneo, dove l’incendio di Alexandroupolis del 2023 è diventato il più grande incendio boschivo mai registrato nell’UE, in cui sono bruciati 93.880 ettari in soli 15 giorni in condizioni estreme di siccità, ondate di calore e forti venti.
L’Italia, uno dei cinque Paesi dell’UE maggiormente colpiti dagli incendi boschivi, ha registrato 589 incendi che hanno bruciato 82.462 ettari nel 2024, più del doppio dei 40.122 ettari bruciati nel 2023, con l’attività umana responsabile di circa l’88% degli eventi e le cause naturali solo dell’1%. Il Land Brandeburgo, pur non appartenendo all’area mediterranea, emerge come una delle regioni tedesche più esposte agli incendi a causa dei suoli sabbiosi, del clima secco e delle foreste dominate dai pini, con 521 incendi che hanno bruciato 1.425,5 ettari nel 2022 – le perdite più elevate dal 1983 e dal 2018 – e 292.000 ettari di foresta potenzialmente contaminati da ordigni inesplosi, con un forte impatto sulle operazioni di spegnimento.
Come viene governato il rischio incendi
Utilizzando i report di peer review sugli incendi boschivi come principale fonte di dati, gli autori ricostruiscono le reti di organizzazioni coinvolte nella governance del rischio incendi, mostrando come la governance degli incendi emerga come prevalentemente intersettoriale, con più relazioni che collegano settori diversi rispetto a quelle confinate in un unico settore.
Lo studio identifica un’ampia varietà di attori in queste reti: dalle autorità di protezione civile alle amministrazioni regionali e locali, dai servizi antincendio e forestali ai ministeri, dagli enti responsabili del patrimonio culturale ai servizi meteorologici, dalle istituzioni di ricerca alle organizzazioni di volontariato.
“Lo studio è particolarmente rilevante perché guarda a come diverse organizzazioni e autorità pubbliche lavorano insieme per gestire il rischio incendi e mette in evidenza ciò che facilita e ciò che ancora limita un coordinamento efficace tra settori come protezione civile, foreste, agricoltura, sanità, patrimonio culturale e mondo accademico”, afferma Salpina.
Sebbene i sistemi di governance analizzati siano nel complesso intersettoriali, la ricerca rileva che sono anche fortemente gerarchici. Le autorità di protezione civile occupano costantemente posizioni centrali di “brokeraggio”, agendo come intermediari che collegano settori e livelli di governance altrimenti debolmente connessi nei tre casi analizzati. In Grecia e in Italia, le strutture nazionali di protezione civile emergono come i nodi più connessi e influenti nelle reti, mentre nel Land Brandeburgo ruoli analoghi sono condivisi tra istituzioni che operano sia a livello federale sia a livello statale/regionale.
Nei casi di studio, cooperazione e coordinamento emergono come le forme dominanti di collaborazione. La cooperazione assume spesso la forma di accordi giuridici o amministrativi, come le decisioni ministeriali congiunte in Grecia che regolano il modo in cui servizi antincendio e servizi forestali lavorano insieme, mentre le relazioni di coordinamento riflettono il potere di orientare e allineare le attività tra istituzioni, in particolare nei periodi di massimo rischio. L’appartenenza a consigli, comitati e gruppi di lavoro condivisi è anch’essa comune, soprattutto a livello regionale, contribuendo a istituzionalizzare un dialogo intersettoriale regolare.
Allo stesso tempo, i legami di consultazione e condivisione delle informazioni – relazioni che tipicamente comportano funzioni consultive, scambio di dati ed expertise scientifica o tecnica – risultano meno frequenti in tutte e tre le reti. Gli attori scientifici e consultivi sono generalmente meno integrati nelle strutture centrali di governance rispetto agli attori operativi, suggerendo margini per rafforzare il decision‑making basato sull’evidenza, la condivisione dei dati e la collaborazione tra scienza e politiche.
“Analizzando come le istituzioni collaborano concretamente e si connettono in contesti di governance diversi, volevamo testare e identificare metodologie pratiche per comprendere le connessioni intersettoriali che possono supportare una governance degli incendi più integrata e adattiva in Europa e oltre”, afferma la co‑autrice dello studio e ricercatrice CMCC Veronica Casartelli.
La ricerca mostra che i report di peer review sugli incendi boschivi, basati su framework scientificamente solidi e trasparenti, possono costituire una fonte affidabile e sistematica per l’analisi della governance. Le visualizzazioni delle reti sociali e le metriche derivate da questi report possono aiutare autorità nazionali e altri stakeholder a identificare attori centrali, collegamenti mancanti, cluster e potenziali lacune di coordinamento all’interno dei propri sistemi di governance del rischio incendi. Secondo gli autori, questa prospettiva diagnostica può essere replicata da Paesi e regioni che intendono rafforzare le proprie architetture di governance, senza la necessità di una raccolta estesa di dati primari.
“Questo studio è particolarmente importante perché si colloca all’intersezione tra scienza, politiche e pratica”, prosegue Casartelli. “I risultati mostrano come i report di peer review UCPM, quando basati su framework scientificamente robusti e trasparenti, possano diventare strumenti efficaci a supporto di politiche basate sulle evidenze scientifiche e di decisioni operative – rafforzando il dialogo tra conoscenza scientifica e le sfide reali della governance.”
Poiché gli incendi boschivi continuano ad aumentare in frequenza e intensità, rafforzare la collaborazione intersettoriale – e in particolare integrare il contributo scientifico e la condivisione delle informazioni nel cuore delle reti di governance – sarà cruciale per costruire una governance del rischio incendi più integrata e adattiva in tutta Europa.
Per maggiori informazioni
Dana Salpina, Veronica Casartelli, Angelica Marengo, Jaroslav Mysiak, Understanding cross-sectoral wildfire risk governance: Lessons from mix-method analysis of the wildfire risk governance in Italy, Greece, and Land Brandenburg, International Journal of Disaster Risk Reduction, Volume 142, 2026, 106201, ISSN 2212-4209, https://doi.org/10.1016/j.ijdrr.2026.106201

